Cronaca locale

Fisco, pensioni, ricerca Maroni spinge per il «Sì» «Se passa poteri a noi»

Il presidente: «Regioni motori di autonomia» E sulle elezioni: «Siamo già sopra il 50%»

Alberto Giannoni

Fisco, ricerca, pensioni integrative. Se vince il sì, la Lombardia chiederà tutto. Inizia l'ultima settimana di campagna referendaria prima del referendum del 22 ottobre e Roberto Maroni gioca tutte le carte a disposizione, per spingere i «Sì» e alzare l'affluenza al voto (per la prima volta elettronico). Il presidente della Regione, con il collega ligure Giovanni Toti, è protagonista del primo incontro di «Italia Direzione Nord», la tre giorni promossa da «Amici delle Stelline» e Osservatorio Metropolitano di Milano.

Non è previsto il quorum, il referendum è consultivo. «L'importante è che vinca il Sì» spiega il governatore. «E anche la Brexit era consultiva» avverte, prima di precisare che con la Catalogna, questa partita non ha niente a che spartire: «La questione catalana ci ha aiutato a parlare di questo referendum, ma quello era un referendum contro la costituzione, il nostro è in attuazione della Costituzione». «Comunque c'è - taglia corto - e il ricorso al popolo non è mai un costo, è democrazia».

È la prima volta che si prova ad applicare l'articolo 116 del titolo quinto. E potrebbe non essere l'ultima. «Quando Maroni vincerà il referendum in Lombardia, ci infileremo in coda - anticipa Toti - Siamo una grande regione del nord-ovest - dice parlando della sua Liguria. Se servirà celebrare il referendum in tutte le regioni, ben vengano». Un segnale politico dunque, ma importante. Ed è «evidente - conferma Maroni - che più gente andrà a votare e più potere negoziale io avrò». Anzi, «avremo», perché questo - precisa - «non è il referendum di Maroni o della Lega. È il referendum del Consiglio regionale». Anche dei grillini, che rivendicano di aver scritto il testo. E Forza Italia «si è impegnata tantissimo» riconosce Maroni citando due iniziative, a Lecco e Sesto San Giovanni, con gli azzurri. «Non ho niente da rimproverare agli alleati» ammette, smontando anche il caso dei Fratelli d'Italia: «In Lombardia votano sì, in contrasto con il segretario (Giorgia Meloni, ndr). Sono soddisfatto» sorride, prima di raccontare l'ultimo incontro col leader di Forza Italia Silvio: «È in gran forma, mercoledì io e lui saremo insieme, me lo ha proposto lui per dimostrare che non è lontano dal referendum». E anche Maroni è in gran forma. Assicura che la sua carriera politica a Roma è conclusa («Ho avuto le mie soddisfazioni») scherza sul segretario del suo partito, Matteo Salvini e prevede che alle Regionali in Lombardia il centrodestra vincerà nettamente: «Nel 2013 abbiamo ottenuto il 42%, nel 2018 supereremo il 50» azzarda. E intanto traccia i confini dell'autonomia speciale futura: «Un sistema lombardo previdenziale integrato lo potremmo anche fare con adeguate risorse». «La sanità? Ora non possiamo neanche abolire il super ticket, follia». Finanza pubblica: «Potremmo cancellare il patto stabilità ad alcuni Comuni» e magari («coordinamento del sistema tributario») «non far pagare imposte dirette a chi investe».

E in cima ai desideri, quel residuo fiscale che segna un avanzo di 54 miliardi di differenza fra quanto la Lombardia dà e quanto riceve. Normale che sia più alto in valore assoluto, ma se in percentuale fosse uguale alla seconda Regione, (il 10%) la Lombardia avrebbe 10 miliardi all'anno in più. Tanti.

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