Fondi alla Filarmonica? Solo un giusto ruolo per l'orchestra

Fondi alla Filarmonica? Solo un giusto ruolo per l'orchestra

Gentile direttore, l'articolo pubblicato sulle pagine del giornale dal titolo «la Filarmonica sogna pure i fondi del FUS» a firma di Massimo Colombo riporta diverse inesattezze, che per rispetto ai lettori del suo giornale, molti dei quali sono frequentatori, abbonati e sostenitori della Filarmonica della Scala, siamo a precisare che: la Filarmonica della Scala è un'istituzione concertistica ben conosciuta sul territorio milanese, nazionale e internazionale, la cui attività, prossima ai quarant'anni, si svolge con indiscussa funzione d'istituzione culturale pubblica cittadina. Non è «il clone dell'orchestra del Teatro»: è l'orchestra del Teatro, formata dai membri di questa su base volontaria, formalmente costituita in associazione di musicisti. Fondata da Claudio Abbado nel 1982, sul modello dei Wiener Philharmoniker, è nata proprio con la specificità di «filarmonica» per dedicarsi al repertorio sinfonico parallelamente a quello dell'opera all'interno del Teatro alla Scala. I rapporti sono regolati da una convenzione scritta con il Teatro, che rappresenta un unicum in Italia: da quarant'anni si sostiene solo con fondi privati e non ha mai percepito finanziamenti pubblici strutturali. Con queste caratteristiche due terzi del pubblico è costituito da abbonati sostenitori della stagione. La capacità di riempimento dei concerti è il 98% di media, il bilancio è in attivo e l'attività nazionale e internazionale in continua espansione, come noto e riportato frequentemente dalla stampa. In base alla convenzione i musicisti svolgono l'attività di liberi professionisti nei giorni di riposo dall'attività del Teatro, secondo un calendario predefinito e concordato: pertanto non sono in permesso dall'attività del Teatro, non cambiano casacca, non percepiscono due stipendi, come riportato nell'articolo, ma ricevono un compenso per le singole prestazioni concertistiche aggiuntive. In accordo con il Teatro sono inoltre disciplinate le modalità di svolgimento dell'attività e la copertura dei costi di fruizione di maestranze e spazi del Teatro. La richiesta di riconoscimento da parte del Ministero dei Beni Culturali di «Istituzione Concertistico-Orchestrale» ci sembra legittima, oltre che ragionevole. Cosa che non è funzionale, come l'articolo lascia intendere, all'accesso al Fondo Unico per lo Spettacolo, ai cui finanziamenti si attinge dietro presentazione di progetti specifici subordinati alla valutazione di una commissione preposta, e per i quali, aggiungiamo per maggior chiarezza, non avremmo i requisiti. Tuttavia l'introduzione dello strumento dell'Art Bonus, modello che all'estero, e negli Stati Uniti in particolare, è inserito in un sistema di agevolazioni rivolte ai singoli sostenitori di istituzioni culturali private, e le successive modifiche normative, hanno mutato lo scenario anche in Italia, permettendo ai sostenitori e mecenati di avere agevolazioni fiscali relativamente alle erogazioni effettuate, contribuendo a sostenere progetti dal valore culturale riconosciuto. Alla luce di questo scenario, e forti di una solidità istituzionale, artistica e finanziaria, crediamo sia giusto permettere ai nostri sostenitori di usufruire delle condizioni riservate a istituzioni che svolgono la nostra stessa attività, senza ledere, nel chiederlo, i diritti di nessun altro.

L'ufficio stampa della Filarmonica della Scala

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