Franca Valeri: "Il terzo millennio? Sta diventando il secolo della noia"

La signorina snob sta per diventare centenaria ed è testimone di una storia teatrale, televisiva e letteraria: "Non c'è più gioia negli negli autori: è tutto piatto"

Franca Valeri, nata a Milano il 31 Luglio 1920, si appresta a diventare centenaria, nel senso che ha vissuto un secolo, di cui è stata testimone, non solo delle atrocità, ma anche della sua immensa creatività. Tanto che lei ci tiene molto a distinguere ciò che è accaduto fino al 2000 da ciò che è accaduto nei primi 19 anni del terzo millennio che lei definisce Il secolo della noia, titolo dell'omonimo libro edito da Einaudi che, qualche anno fa, aveva pubblicato La vacanza dei superstiti, dove la Valeri affrontava il tema della vecchiaia, tanto da poter dire che, la scrittrice ponesse, al centro della sua riflessione, delle categorie, la cui valenza è di tipo filosofico, da associare a quella sulla solitudine che caratterizza entrambe e che non appartiene, certo, all'età avanzata, trattandosi di qualcosa di universale che accompagna la vita umana, soprattutto, quella di un'artista «condannata» a pensare, come si evince dalla sua produzione teatrale e letteraria, la cui attività è iniziata negli anni cinquanta con la pubblicazione di Il diario della signorina snob ( 1951) a cui seguì la pubblicazione di Le donne 1960, dove troviamo i personaggi di Cesira, la dattilografa e della Sora Cecioni, che la resero alquanto famosa. Fino a oggi, la produzione della Valeri conta una ventina di opere, tanto da poterla considerare, a tutti gli effetti, l'attrice- autrice che si muove nel solco di Eduardo, Fo, Rame. Credo, pertanto, che sia venuto il momento di raccogliere l'intera Opera in un Meridiano Mondadori. Signora Valeri,lei non ha recitato testi soltanto suoi? « Ho iniziato la carriera a fianco di Testori con Caterina di Dio, di cui ho interpretato anche Maria Brasca, al Piccolo Teatro con la regia di Mario Missiroli e, ancora, a fianco di Sergio Tofano, con cui ha recitato commedie di Goldoni e Pirandello. Inoltre sono stata diretta, a teatro, da Strehler, Calenda, Caprioli, e dal giovane Marini, al cinema, da Visconti, De Sica, Sordi». Numerose sono state le sue apparizioni in Varietà televisivi di qualità. «Ho avuto la fortuna di essere stata diretta da Falqui che era un vero e proprio mago del varirtà, debbo confessare che è stata proprio la televisione a darmi notorietà». Come attrice lei vanta un curriculum impressionante, ora è arrivato il momento di intrattenerci sulla sua scrittura che ha sempre tratto spunto dalla realtà, quella che le offerto un linguaggio ricco di echi dialettali milanesi e romani, ma anche di una ironia che la rende tipica e che, spesso,risente dell'oralità. «E' vero, io ho sempre ascoltato la gente, tanto che i miei personaggi li ho presi direttamente dalla vita. L' oralità vera l'ho sperimentata quando ho cominciato a vedere male, quindi ho dovuto dettare i miei testi .Le pagine dei miei ultimi libri sono nate dalla dettatura, come hanno fatto Borges e Camilleri negli ultimi anni». E' proprio questa particolarità che caratterizza il suo linguaggio, sia quello delle opere teatrali che quello della narrativa che, però, evita il racconto di tipo tradizionale per diventare riflessione sul Tempo, sull'Arte, sulla Scienza, sul trapasso generazionale, sulla noia,un tema che lei definisce «conturbante» e che, molte volte, confina con la disperazione, soprattutto, quando vengono intaccati o prevaricati le fonti del piacere intellettuale. «Per me non c'è spazio tra sapienza e ignoranza, avendo, quest'ultima, raggiunto, nel nuovo secolo, vette cosmiche, non essendoci più nessun amore per le arti, in genere, neanche per la musica che finisce per rendere atroce una piecé intelligente. Diciamo la verità, annoiarsi è molto facile anche perché divertirsi è molto difficile, questo è il motivo per cui non esistono più autori, dato che quelli che credono di esserlo, non hanno conosciuto le nostre difficoltà, essendo stata, la loro vita, facilitata dal progresso che sta conducendoli verso la catastrofe. E' vero, costoro hanno avuto infiniti vantaggi, solo che questi non facilitano l'estasi creativa. I giovani del terzo millennio, a mio avviso, sono diversi da quelli del secondo millennio che, con le loro idee, avevano contraddistinto un secolo,oggi non sanno più sognare e hanno reso, il loro secolo, noioso, oltre che modesto. Vivono assemblando pezzetti di notorietà che sono destinati a scomparire. Nei tempi passati si sentiva la gioia dell'autore, oggi si sente la noia. A distinguere i due secoli è stato il modo di vivere, il primo è costato molta fatica, ma è stato divertente, essendo, la fatica, invenzione, oltre che frutto dell'ingegno. Oggi non c'è più la fatica, tutto tende ad appiattirsi, persino la noia».

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