«Gay street», tanti no E la Curia boccia le nuove case chiuse

«No alla ghettizzazione». È il grido di battaglia della maggioranza in consiglio comunale contro la proposta di istituzionalizzare la Gay street di via Sammartini. Il progetto, cui sta lavorando la consigliera Pd Rosaria Iardino, con comitati dei residenti del quadrilatero a ridosso della stazione Centrale, commercianti, consiglio di zona 2 e assessorati competenti in vista di Expo, non piace alle diverse anime arancioni - Pd, Sel, Lista civica per Pisapia -. A lanciare il sasso il vendoliano Luca Gibillini: «Personalmente sono molto contrario ad istituzionalizzare una “gay street” a Milano. Non solo perché suona oggi un po' da ghetto, non solo perché la gay street avevano senso 20-30 anni fa, ma soprattutto perché faticosamente Milano è diventata e sta sempre di più diventando tutta una città accogliente per tutti, e ovunque possono e devono nascere spazi, locali e luoghi anche dedicati a gay e lesbiche». Dello stesso parere l'avvocato Mirko Mazzali (Sel): «Pensare che durante Expo sia necessario creare una via o un quartiere per gay non mi convince. Milano è città che rifiuta ogni forma di discriminazione sessuale, tutti i quartieri, tutte le vie sono per omosessuali, per eterosessuali, per chiunque».
Anche nel Pd, il primo partito della coalizione (e partito della consigliera Iardino), si contano molti scettici di aree diverse. «Non fa parte della mia idea di inclusione - spiega Anna de Censi - il concetto di “via dedicata”: l'accettazione degli individui parte dall'inserimento in un contesto misto». Contraria l'ala cattolica del partito, con Anna Scavuzzo e Andrea Fanzago. «A Milano ci sono già posti gay friendly - commenta Scavuzzo -: mi sembra più un modo per attirare l'attenzione sul fatto che con Expo arriveranno anche turisti gay». «Generalmente sono contrario ai “quartieri dedicati” in quanto credo più a una città integrata. In più faccio anche fatica a capire le motivazioni di tali proposta che, spero, non siano solo di carattere economico» spiega Fanzago. «Creare vie dedicate non ha senso - commenta Elisabetta Strada della lista Civica per Pisapia - sono per l'eterogeneità». «Facciamo diventare via Padova la gay street milanese - la provocazione del capogruppo della Lega Alessandro Morelli-: vedremo come gli integrati musulmani accetteranno il progetto».
All'indomani della richiesta del consiglio regionale (lanciata dalla mozione di Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega) di istituire un referendum per l'abolizione parziale della legge Merlin si discute su più fronti. «Una scorciatoia illusoria» la definisce il direttore della Caritas ambrosiana Roberto Davanzo su Incrocinews, il settimanale della Diocesi ambrosiana ed «è più opportuno e urgente potenziare l'azione di contrasto alla criminalità organizzata». La legge Merlin spiega Davanzo «non riuscì, così come non riesce ancora oggi, a liberare le strade delle nostre città da presenze spesso imbarazzanti e inquietanti per gli abitanti di certi quartieri». Intervento che viene bollato dalla segretario federale del Carroccio Matteo Salvini: «Solita ipocrisia. Forse preferiscono lo sconcio di oggi, col racket che controlla il mercato, e tette e culi sotto le case?». Il dibattito spacca al suo interno il Nuovo Centrodestra, che ha bocciato, con il Pd, la mozione.

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