Giudici e pm contro i piccoli tribunali

Ci aveva già provato, tempo fa, il presidente del tribunale Livia Pomodoro. Con una circolare, aveva disposto il trasferimento dei processi civili e penali delle sedi distaccate di Rho, Cassano D'Adda e Legnano alla sede centrale del capoluogo lombardo. Tutto inutle, perché il Tar bocciò il provvedimento. Poi fu il turno del Guardasigilli Paola Severino a mettere mano all'organizzazione della macchina della giusitizia. Con un decreto legislativo, il ministro dava il via alla cancellazione delle sedi distaccate di tribunale. Partì un nuovo ricorso, prima bocciato dal tribunale amministrativo del Lazio e poi accolto dal Consiglio di Stato. Ma il tema, evidentemente, resta di attualità. Ieri infatti, a tornare sull'argomento è stato il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati, nel corso di un convegno a Bologna dal titolo «L'innovazione come governance. Gli uffici giudiziari e il loro territorio».
«La modifica delle circoscrizioni giudiziarie, l'abolizione dei piccoli tribunali che non sono in grado di funzionare - ha spiegato Bruti -, è un'esigenza immediata. È assurdo rinviarla ancora. Creerà dei problemi, ma va affrontata». Secondo il procuratore capo, dunque, «l'innovazione è una priorità, perché la carenza di risorse si deve accompagnare con un servizio reso agli utenti che sia migliore. La celerità dei processi richiede l'impegno di tutti per migliorare l'efficienza».
Anche il presidente Pomodoro è tornata sul tema delle riforma del sistema. «La giustizia italiana sconta non solo la mancanza di riforme istituzionali, ma anche un deficit di capacità di governo dal centro alle periferie, determinato dalla mancanza di risorse, ma anche dall'incapacità di comprendere che ciò che viene dalle periferie è virtù e non vizio, mentre a volte viene visto con difficoltà di comprensione da parte del ministero». E la numero uno del tribunale milanese porta ed esempio di efficienza proprio la sede del capoluogo lombardo. «A Milano abbiamo fatto un grande lavoro dal punto di vista dell'organizzazione, siamo in grado di dire che nel 2015, quando ci sarà l'Expo, ci sarà quello che noi abbiamo chiamato “il tribunale che verrà”, un tribunale metropolitano che sia almeno all'altezza degli standard europei più avanzati».

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