I centri sociali occupano anche il cinema Manzoni E il sindaco batte le mani

Il collettivo Macao espropria la sala per celebrare un anno di vita. Un brutto spettacolo nel centro di Milano. Ma Pisapia applaude

I centri sociali occupano anche il cinema Manzoni E il sindaco batte le mani

Per festeggiare un anno dalla «liberazione» della Torre Galfa che conquistò sinistra radical chic e pure l'ex assessore alla Cultura Stefano Boeri, Macao si prende il Cinema Manzoni. Era il 5 maggio 2012 quando il «Collettivo dell'arte» - così si fanno chiamare anche tanti esponenti dei centri sociali, «artisti» delle occupazioni forse - fece un'incursione nel grattacielo di via Fara e organizzò per giorni concerti, feste, persino visite guidate.

Seguì un blitz a Palazzo Citterio nel cuore di Brera, poi al teatro Derby e dal giugno scorso sono in pianta stabile nelle palazzine liberty dell'ex macello, viale Molise. Nessuno li ha più disturbati. Ma loro hanno continuato a covare altre «liberazioni» show, hanno prodotto un filmato che ritrae gli ex cinema milanesi che dopo la chiusura sono rimasti vuoti e nel giorno del compleanno hanno puntato sul più prestigioso, le sale storiche del Manzoni al civico 42 della via.

Da giorni annunciavano una protesta davanti a Palazzo Marino, «a Milano si continua a svendere il patrimonio culturale e identitario della città e il Comune è immobile». Nella lista dei loro supporter Valeria Golino, Riccardo Scamarcio, Francesca Archibugi, Valerio Mastrandrea. Ma intorno alle 14, dopo aver attraversato la Galleria e piazza Scala si dirigono al Manzoni, l'ex cinema proprietà di Prelios-Pirelli chiuso dal 2006. «É un meraviglioso pezzo di Milano abbandonato e vogliono farci un centro commerciale, la città deve farsi sentire» protestano i circa 200 attivisti.

Forzano le porte ma non faticano ad entrare, mancano gli striscioni con l'happy birthday ma l'incursione sembra a una grande festa ben organizzata, si impegnano con polizia e proprietà a lasciare gli spazi liberi entro fine serata. Macao organizza un'assemblea cittadina per «raccontare la storia del Manzoni» e «sensibilizzare la città sull'uso del patrimonio culturale». Arrivano gli esponenti dei Comitato «Manzoni Bene Comune» che da almeno un anno fanno incontri e sopralluoghi con l'assessore all'Urbanistica Lucia De Cesaris, con l'ex assessore Boeri e con rappresentanti di Prelios sostenendo la stessa cosa, che il Manzoni resti (anche) luogo di cultura, e ipotizzava un'occupazione simbolica già a gennaio 2012.

Occupare è reato? Il Comune invia una nota e non si trova una parola di dissenso sul blitz al Manzoni, anzi. Il vicesindaco De Cesaris e l'assessore alla Cultura Filippo Del Corno assicurano che «il Comune, nel rispetto dei ruoli e nell'ottica di superare l'attuale stato di abbandono, sta negoziando per garantire che all'interno del progetto di ristrutturazione proposto dalla proprietà vengano dedicati spazi per la cultura». La struttura, «chiusa da molto tempo, è da sempre privata». Ma la giunta ci tiene a difendersi dalle protesta di Macao.

In piazza Scala gli attivisti hanno contestato l'«immobilismo dell'amministrazione nel difendere i luoghi della cultura». A parte «timidi tentativi falliti di fronte alle lobby economiche e finanziarie - accusano -, Pisapia continua a svendere il capitale vivo della città». Non bastasse che Macao occupa da 11 mesi indisturbato gli spazi dell'Ortomercato, gli assessori ricordano che «nell'ambito delle proprie competenze questo Comune ha avviato un percorso per restituire alla cultura gli spazi abbandonati, affidandoli ad associazioni attraverso bandi».

E Milano «peraltro ha già da tempo lanciato l'appello affinché Stato e Regione approvino norme che introducano modalità più semplici, rapide e snelle, per l'assegnazione di immobili in disuso e abbandonati, anche di proprietà privata». Scusate il ritardo, è sottinteso. Ma la replica di Macao è uno schiaffo: quelle del Comune sono «timide attenzioni, non soddisfacenti», non bastano neanche «la privatizzazione e all'assegnazione con bandi».

Se il Comune non contesta il metodo di protesta, l'ex vicesindaco e capogruppo di Fdi Riccardo De Corato lancia l'allarme occupazioni facili: «Nel silenzio delle istituzioni Macao ha messo a segno un altro colpo, ci auguriamo che si faccia sentire il ministro degli Interni Alfano, perchè a Milano dopo che il sindaco rimbrottò il questore per lo sgombero del Lambretta non si è fatto più niente».

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