"Isolati e con la febbre Ci hanno abbandonati"

Il drammatico appello dal Lodigiano: Due mamme: «Chi è fuori non può capire»

«Chi sta fuori dalla Zona rossa non può capire». Due settimane fa, 50mila persone sono improvvisamente piombate in un incubo. Con la scoperta dei primi casi di Coronavirus nel Lodigiano, da un giorno all'altro, tutto è cambiato per gli abitanti di dieci Comuni. Isolati dal mondo. La vita quotidiana, il lavoro, i rapporti personali, quelli familiari, tutto è stato travolto. «È tutto surreale - spiega Emilia - chi sta fuori non ha idea di cosa significhi». Anche la speranza, oggi, ha un'urgenza diversa. «Se davvero dovessimo andare avanti - confessa - non so se ce la farei, emotivamente».

«Qui a Codogno - racconta - venerdì 21 si è saputo tutto, anche chi era il cosiddetto paziente 1, e nel pomeriggio la situazione è precipitata. Ognuno di noi ha cominciato a pensare a questa vicenda riesaminando gli ultimi giorni alla luce di questa novità, e anche mio figlio si è ricordato di essere stato in contatto con una persona che aveva giocato con il paziente 1. I compagni di squadra mi risulta siano stati chiamati domenica. Il cerchio si è allargato, e altri positivi pare siano stati chiamati nei giorni successivi». «Io - rileva - ho manifestato dei sintomi, mal di gola, tosse e febbre, non alta, e ho cominciato a chiamare i numeri. Ho trovato occupato o il messaggio automatico. Mio figlio, che non aveva sintomi, il lunedì successivo è stato chiamato da un numero e gli hanno raccomandato di non uscire dalla stanza, di prendere tachipirina in caso di febbre oltre i 38. Questo è stato l'unico contatto che abbiamo avuto».

«Noi - precisa Emilia - il tampone non lo abbiamo fatto, io non ho più febbre da martedì 24, ora sto bene credo, ma nessuno lo sa né lo ha saputo. Non hanno fatto più tamponi. A nessuno. Noi non sappiamo se e cosa abbiamo avuto. Io esco a passeggiare, dobbiamo stare tutti alla distanza stabilita, dovremmo portare le mascherine ma sono finite, ne sono arrivate 3mila nel Comune ma la distribuzione alle 12 e 30 era già finita: esaurite. La situazione è davvero difficile, se tutti hanno avuto la spesa per mangiare è grazie ai Comuni e alla rete di aiuti e solidarietà personale. I negozi sono aperti solo con generi di prima necessità, alimentari o poco più. Io avevo solo un paio di scarpe qui dove ho scelto di stare in questi giorni, le ho messe per 12 giorni e mi facevano male. Una mia amica è venuta da Lodi e me le ha portate sul confine della Zona rossa, così fanno molti con la spesa. Siamo considerati appestati e siamo stati lasciati soli. Io sto perdendo la speranza, e mi considero fra le persone più fortunate qui».

La Zona rossa è un campo minato. «Un campo minato che dovrà essere bonificato da ogni punto di vista». Alessandra, la chiameremo così, è una mamma single, ha due bambine e ha a che fare con qualche problema di salute, è diabetica e lavora in una scuola, dove si sarebbero verificati dei casi. «Gli accertamenti in questa scuola non sono stati eseguiti su tutti. Le mie figlie erano già a casa. Abbiamo chiamato, abbiamo chiesto di sottoporci a un tampone, ma niente. Non siamo stati inseriti in alcun elenco e non abbiamo fatto alcun esame, abbiamo solo ricevuto l'indicazione di restare casa, e l'invito di contattare in caso di febbre e disturbi importanti. I medici di base sono in quarantena. Non sappiamo cosa fare. Le mie condizioni di salute sono state queste per tre settimane: febbre a 37.5 raffreddamento e forte mal di gola, il mio sorvegliante mi dice di restare monitorata e valutare settimana prossima. Mia figlia grande ha ancora la febbre». «Ci sentiamo abbandonate - prosegue - dal punto vista sanitario, contiamo meno di zero, avevo anche degli esami del sangue da eseguire ma ho paura, chi entra in ospedale esce col virus. Dovrei attivare qualcuno dell'Asl che venga a casa, ma non so che senso avrebbe. Tutto è cambiato, tutto sembra rallentato». «Io - prosegue Alessandra - spero che dentro la zona rossa ripartano le attività, ma spero anche che i contagi non aumentino, la zona rossa ci dà un senso di protezione. Spero che ci siano indennizzi, spero tante cose per i nostri figli». «Non possiamo neanche portare vestiti puliti ai nostri cari in ospedale e partecipare ai funerali».

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