Killer dello «spillone»: il pm chiede l'ergastolo

La donna voleva discutere il destino del loro figlio Una lite e lui l'avrebbe infilzata colpendo il cuore  Delitto di San Giuliano Requisitoria

Ha chiesto l'ergastolo e due mesi di isolamento il pm della Procura di Lodi Giampaolo Melchionna per Carmine Buono, il 56enne di origine salentina accusato dell'omicidio di Antonia Bianco, l'italo argentina madre di tre figli, uccisa a 43 anni il 13 febbraio 2012 a San Giuliano Milanese, davanti alla casa dell'uomo, suo ex compagno e padre del loro bimbo di 6 anni. Ieri, a Milano, si è chiuso il dibattimento. Ora si aspetta la sentenza che verrà pronunciata il 6 giugno nei confronti dell'imputato che, oltre ad essere accusato di omicidio volontario, deve rispondere anche per i reati di stalking, aggressione, lesioni aggravate, ingiurie e mancato mantenimento del figlio.
Durante la requisitoria del pm e l'arringa degli avvocati di parte civile Gabriele Lombardo ed Emanuele De Paola, tre guardie carcerarie sono state costrette a isolare Buono nella gabbia degli imputati, mettendosi davanti a lui e impedendogli di guardare il pubblico presente in aula. L'imputato, infatti, non solo ha interrotto urlando Melchionna più volte, costringendolo a zittirlo, ma durante una pausa ha insultato pesantemente Maximiliano, il figlio 24enne di Antonia. Quando l'udienza è ripresa il 56enne ha continuato a provocare con sguardi minacciosi la famiglia della donna.
Mentre gli avvocati della famiglia Bianco hanno domandato un risarcimento danni complessivo di oltre un milione e 500mila euro alla famiglia dell'imputato, l'avvocato Gianluca Perricone, che difende Buono, ha chiesto l'assoluzione del suo assistito con formula piena per non aver commesso il fatto criticando, tra l'altro, l'operato del consulente della Procura definito «negligente». Al rinvio della sentenza (che era prevista, in un primo tempo, già per ieri) l'imputato è stato poi riaccompagnato nel carcere di Pavia.
Il delitto di Antonia Bianco è noto come «l'omicidio dello spillone», anche se in realtà la donna è stata uccisa quasi sicuramente con un coltellino svizzero di piccole dimesioni che Bianco, secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri della compagnia di San Donato, avrebbe tenuto appeso a un grosso portachiavi e del quale, sempre secondo l'inchiesta, si sarebbe disfatto. Una lama così sottile che ha bucato un ventricolo della donna uccidendola in pochi attimi, sotto gli occhi del figlio maggiore e della famiglia del suo ex. Antonia si accasciò sul marciapiede e arrivò cadavere all'ospedale di San Donato Milanese. L'autopsia all'istituto di medicina legale di Milano - svoltasi il 24 febbraio e principalmente grazie alle insistenti richieste della famiglia Bianco che non ha mai creduto a una morte accidentale - rivelò che la povera Antonia era stata proprio ammazzata.
Il 13 febbraio dell'anno scorso Antonia, che viveva con la famiglia a Milano, si era recata a S. Giuliano, a casa del suo ex (che vive lì con la compagna e 3 dei suoi figli, ndr) per discutere una questione riguardante il loro bimbo.

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