Match tra Comune e Salvini sui bivacchi dei profughi

Il ministro: «Milano non ha vinto i Giochi del degrado» E il sindaco: sono l'effetto del suo decreto Sicurezza

Match tra Comune e Salvini sui bivacchi dei profughi

La tregua tra Beppe Sala e Matteo Salvini è durata poco, venerdì dopo la sentenza di condanna il leader della Lega aveva espresso parole di solidarietà al sindaco, definendosi «orgoglioso per la gestione di Expo» e avvertendo che «di questo passo non troveremo più amministratori, basta firmare sulla riga sbagliata di un modulo e finisci inquisito». Sabato si sono anche incrociati e stretti la mano al parco Sempione, ma ieri è già ricominciato il match. Il vicepremier è arrivato al Monumento dei caduti in Sant'Ambrogio per la cerimonia del centenario dell'associazione nazionale Alpini, i giornalisti gli fanno presente che alcune associazioni lanciano l'allarme per un aumento dei bivacchi dovuto al decreto Sicurezza che ha ridotto le concessioni di protezione umanitaria per i migranti, che si ritrovano quindi nella condizione di clochard, e Salvini ha contro-attaccato: «Mi auguro che il Comune faccia la propria parte come tutti, ossia eviti i bivacchi. É compito del sindaco in una città come Milano che ha appena vinto le Olimpiadi invernali e non quelle del bivacco». Il problema, ribatte Sala, «è origine della causa. Non è che a me piaccia che ci siano bivacchi, ci lavoreremo, ma è abbastanza evidente che derivano dalle decisioni prese dal ministro stesso, e non è che non l'avessimo segnalato prima». L'assessore Pd al Welfare Pierfrancesco Majorino attacca Salvini e provoca: «Ho una proposta, i migranti che stanno diventando nuovi senzatetto possiamo ospitarli nella sede della Lega in via Bellerio, sempre che non l'abbiano pignorata nel frattempo». E facendo il difensore di Sala ribatte: «Salvini non deve fare il fesso, i bivacchi di queste settimane sono frutto delle sue scelte. Manda la gente in strada e dice ai sindaci che devono pensarci loro, sperando che il sistema salti». E a Majorino risponde la consigliera leghista Silvia Sardone: «Forse dimentica che la situazione è la stessa da anni, ossia da quando la sinistra ha spalancato le porte della città a migliaia di clandestini rendendo di fatto piazza Duca d'Aosta un enorme campo profughi a cielo aperto. Majorino è stato il principale artefice di questo quadretto poco invidiabile. Sala ricorra al daspo urbano contro i bivacchi».

E il sindaco entra a gamba tesa nel gruppo di autoanalisi del Pd inaugurato dall'ex segretario Matteo Renzi che dalle colonne di Repubblica ha sostenuto che ai dem è mancato il coraggio di approvare lo ius soli. «In questo momento - premette Beppe Sala - il tema è che sulla questione profughi dobbiamo trovare una nuova soluzione, è chiaro chiudere totalmente i confini non funziona e nemmeno deve passare l'idea che si può entrare in Italia in maniera illimitata e senza gestione nel nostro Paese. L'Italia deve trovare una nuova via con l'Europa, in caso contrario da soli non si potrà fare molto». Ma quella sullo ius soli «è una polemica che la gente non capisce oggi, il punto vero è che noi a sinistra potremo riguadagnare consenso se, al di là di evitare polemiche, in maniera unitaria andremo verso delle vie che sono anche di discontinuità. Dobbiamo avere coraggio anche noi». E sullo ius soli «è vero che non si è trovato coraggio ma è anche prendere un po' il tema dalla coda, invece bisogna prenderlo dall'origine: masse di persone scappano da guerra e povertà e pressano quei Paesi dove si presume ci siano condizioni migliori.

La mia promessa è di non cavarmela con una generale attitudine di apertura ma di lavorare per trovare una soluzione». E per ragionare su soluzioni concrete e condivise nel weekend volerà a New York per partecipare con altri sindaci in arrivo da varie parti del mondo per un confronto sul tema dell'immigrazione.

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