"Milano non si ricostruisce con monopattini e Brigate"

Il coordinatore Lega: "Sala ha fallito, serve visione e nuovo stadio. Il terzo settore e non chi occupa palazzi"

"Milano non si ricostruisce con monopattini e Brigate"

Stefano Bolognini, assessore regionale alle Politiche sociali, commissario cittadino della Lega e «presidente d'agosto» mentre Attilio Fontana è in pausa. Aveva svelato un mini identikit del candidato sindaco del centrodestra, avete fatto passi avanti?

«La situazione è molto positiva, come avevo anticipato stiamo lavorando su due profili manageriali di altissimo livello, Matteo Salvini li ha incontrati un mese fa e ci confronteremo presto con gli alleati. Rappresentano entrambi l'idea di una città che ha voglia di ripartire e di ripensare alle attività del terzo settore. Abbiamo 8mila onlus, penso a Fondazione Rava, CasAmica, Telefono Donna e tante altre realtà. C'è bisogno di sostenere questo terzo settore, non le Brigate Partigiane che occupano spazi e si inventano Don Chisciotte durante l'emergenza Covid, con il plauso della giunta».

Si riferisce ai centri sociali, dallo Zam al Lambretta, che consegnavano i pasti a domicilio per il Comune?

«Abbiamo una serie di sedi pubbliche abbandonate e occupate abusivamente che potrebbero essere utili in caso di emergenza o vissute normalmente se assegnate a enti sociali o culturali. Invece diventano un problema per i quartieri. Penso all'edificio occupato dallo Zam in via Sant'Abbondio, il Comune non intende liberarlo. Per non parlare di Cascina Torchiera, o dell'ex scuola di via Zama e del mercato del Qt8 abbandonate al degrado. E oggi siamo alla disperata ricerca di aule e strutture per le scuole..».

É preoccupato per la ripresa a Milano?

«Dopo Expo andava avanti per inerzia e oggi deve affrontare diverse criticità. Ci sono 600mila pendolari che lavorano in smart working fuori Milano, quindi non fanno neanche la spesa o la pausa pranzo qui. Con uffici e università chiuse l'indotto su terzo settore e commercio è crollato e i prossimi mesi saranno condizionati dallo scenario Covid. La città va reinterpretata, vanno colte le occasioni di rilancio. E temo che il sindaco, come ha detto lui stesso, sia troppo stanco. O inadeguato a sostenere la sfida».

Non esagera?

«La ripresa non si guida con monopattini e piste ciclabili, ma dando fondi ai commercianti, trainando terziario e settori più strategici. Va colta un'opportunità enorme come il nuovo stadio di San Siro, un progetto da 1,2 miliardi di fondi privati che rigenererà il quartiere e offrirà nuovi servizi. Ma Sala lo tiene bloccato per i veti ideologici di una parte della maggioranza. Gli manca visione e coraggio. Se Formentini, Albertini e la Moratti si fossero fermati davanti alle polemiche non avremmo i grattacieli a Porta Nuova e Citylife, via Dante pedonale, corso Garibaldi riqualificato, l'aeroporto di Malpensa, il teatro Dal Verme. Cosa lascia Sala? La riapertura dei Navigli era il suo cavallo di battaglia, ha aperto anche una consultazione tra i milanesi e non si è spostata una mattonella».

Cos'ha contro le nuove ciclabili?

«C'è un'insistenza sulle piste che in questo momento non trova spiegazione, c'è solo un aumento esponenziale della pericolosità di transito, i dati degli incidenti in bici e monopattino lo confermano. In via Galvani ne è spuntata una nuova accanto alla scuola togliendo le strisce blu, con la riapertura a settembre e il traffico a regime vedremo. Ora va sostenuta con coraggio l'economia, non l'ideologia green. Ma che non ci sia una capacità adeguata si vede anche da aspetti se vogliamo secondari».

Ad esempio?

«Le piscine sono a numero chiuso, l'Idroscalo registra numeri record, eppure non si è fatto il minimo sforzo per aprire il Lido che era il fiore all'occhiello e la struttura più popolare della città».

Per ripartire Milano ha in mano un'occasione come le Olimpiadi invernali 2026.

«E mi spiace ricordare che anche sulla candidatura la giunta all'inizio è stata tiepida. E ho sentito dire giorni fa al ministro delle Infrastrutture De Micheli che saranno attribuiti poteri commissariali alla Fondazione Milano-Cortina per velocizzare le opere e arrivare in tempo all'inaugurazione. Peccato che lo dica un ministro lontano da Milano, non ho sentito Sala chiedere poteri speciali. Come vorrei sentirlo pretendere che Milano sia candidata come sede del Tribunale europeo dei brevetti. Ogni tanto bisogna anche battere i pugni con il governo, non solo guardare le Frecce Tricolori in cima al Duomo».

Il tribunale di Milano ha bocciato il regolamento regionale che obbliga gli stranieri a provare l'assenza di proprietà nei Paesi d'origine se vogliono un alloggio popolare. Farete ricorso?

«Assolutamente sì, abbiamo appena fatto un incontro operativo su questo, la Regione non si ferma ad agosto».

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