A Milano il supermarket dei bambini

In arrivo la fiera dell'utero in affitto. Centrodestra: "Fermatela", Pd imbarazzato

A Milano il supermarket dei bambini

Il centrodestra è indignato, arrabbiato, stupefatto, per la tappa milanese del salone dedicato alla procreazione assistita, versione italiana della fiera parigina dei giorni scorsi. La manifestazione promozionale e informativa sulla maternità surrogata (o se si vuole sulla pratica dell'utero in affitto) è in programma nel maggio 2022, ma dopo il servizio di «Avvenire» che ne ha dato conto, il caso ha preso il centro della scena.

La leader di Fdi, Giorgia Meloni, ieri ha chiesto «ufficialmente al sindaco Sala di dichiarare l'indisponibilità della città di Milano ad accogliere l'evento, altrimenti - ha anticipato - Fratelli d'Italia darà battaglia affinché questo scempio venga fermato». Lo stupore non si limita al perimetro dell'area «pro life», conservatrice o di ispirazione cattolica. Ieri è intervenuta anche la ministra per il Sud e la coesione sociale Mara Carfagna, una esponente del centrodestra che ha posizioni liberali sui temi sociali. «Ho chiesto al sindaco di intervenire per evitare che a Milano venga autorizzata la Fiera Dei Bambini - ha scritto - La propaganda alla maternità surrogata in Italia è un reato ed eventi simili non possono essere in alcun modo tollerati».

Tutto il centrodestra ovviamente è sulle barricate, a partire dagli esponenti milanesi. In Forza Italia, Licia Ronzulli interviene decisa: «Spero vivamente che questo assurdo evento venga impedito - ha detto - perché non si può consentire che nel nostro paese si promuovano, con tanto di appositi saloni, prassi barbare che sono proibite dalle leggi italiane». «La fiera sull'utero in affitto in programma a Milano è un obbrobrio che va assolutamente fermato» tuona l'eurodeputato di Fdi Carlo Fidanza. «Ancora una volta sull'utero in affitto si rischia di violare la legge» avverte il capolista di «Milano Popolare», Matteo Forte. «In Italia è reato ma evidentemente a Milano con un abile giro di parole si rende lecito l'illecito» osserva Max Bastoni, consigliere regionale e comunale della Lega.

A sinistra difendono l'evento i Radicali. Il consigliere regionale Michele Usuelli vede «grande incoerenza» in chi «parla di inverno demografico ed è contro i percorsi che la scienza mette a disposizione». Per il resto prevale l'imbarazzo. Ma qualcuno non si rassegna al silenzio. Eugenio Comincini, senatore Pd, annuncia una sua iniziativa. «La legge 40 - ricorda - punisce con il carcere e con una multa chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità». Comincini presenterà un'interrogazione parlamentare per sapere «come sia possibile che l'Italia ospiti una manifestazione palesemente contraria ai principi del nostro ordinamento».

Dalla lista Sala, si fa sentire Paolo Petracca, ormai ex presidente di Acli Milano, candidato in Comune nella civica del sindaco uscente. «Mi auguro - dice - che Milano il prossimo anno non vada a ospitare la Fiera sulla Maternità, versione italiana di quella parigina denominata Desir d'enfant. È un evento che mortifica la donna - spiega - ma ancora di più è un'esposizione che si pone contro l'ordinamento italiano. Vedere come le madri possano avere un prezzo è semplicemente avvilente. Tutto abbiamo bisogno meno che di questa Fiera».

Molti chiamano in causa il sindaco. Il commissario milanese della Lega, Stefano Bolognini, interviene con il candidato Francesco Migliarese: «Risulta incomprensibile - dicono - il motivo del prolungato silenzio del sindaco. In casi come questo il primo cittadino dovrebbe, lui per primo, dire una parola su una manifestazione che promuove una pratica non solo eticamente vergognosa, ma anche vietata dalla legge italiana».

A Palazzo Marino si fa notare che il Comune non c'entra, che non c'è nessun patrocinio comunale all'evento. Palazzo Marino, con l'assessore all'Educazione Laura Galimberti, precisa che al Comune «non è arrivata alcuna richiesta o informazione al riguardo». Con grande cautela poi, esprimendo «un'opinione da donna e da amministratrice», l'assessore fa sapere di ritenere che una fiera «non sia il luogo più adatto ad affrontare temi così delicati».

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