Minareto in zona via Padova Casa islamica pronta al ricorso

Si complica sempre di più l'assegnazione delle tre aree comunali da destinare a luoghi di culto. Tanto da assumere i connotati di un ginepraio politico-legale. Uno dei punti più controversi è l'assegnazione dell'area di via Esterle, dalla quale è stata clamorosamente esclusa la realtà più stimata dell'islam milanese, il centro di via Padova 144. Palazzo Marino confida nel fatto che, a norma di bando, il centro provvisoriamente assegnatario (l'associazione bengalese) dovrebbe essere escluso per un contenzioso in essere col Comune. Ma il Caim - il coordinamento islamico che «sponsorizza» il centro bengalese - ha studiato una «contromossa»: la rinuncia al contenzioso. Secondo via Padova, tuttavia, la contromossa non sarebbe efficace, perché il contenzioso è una causa di esclusione fin dall'inizio, dunque non sanabile (una sorta di motivo di «ineleggibilità» più che di «incompatibilità»). Dunque, in caso di assegnazione definitiva ai bengalesi, arriverà il ricorso? «Aspettiamo il risultato - dice il direttore di via Padova, l'Ambrogino d'oro Mahmoud Asfa - devono recuperare. In caso contrario ci dobbiamo pensare, ci dobbiamo tutelare». Dal centro arriva la posizione ufficiale: «Dovendo tutelare la propria posizione nell'ambito della partecipazione alla gara, la Casa della Cultura musulmana di via Padova, per tramite del suo legale, ha formalizzato all'Amministrazione comunale informativa di precontenzioso, contenente alcune osservazioni circa le presunte irregolarità riscontrate sull'iter di assegnazione e sul bando, nonché ha reiterato l'istanza di accesso agli atti di gara relativi al lotto 3 già formulata durante la seduta pubblica». Il progetto di via Padova 144 è stato firmato da Giuseppe Boatti del Politecnico. E il centro sottolinea che questo progetto, prevede «la presenza di una sala preghiera unica per gli uomini e per le donne, senza divisori né materiali né simbolici» (al contrario di altri progetti?). «Nel progetto - si aggiunge - sono state altresì indicate le fonti di finanziamento per la solvibilità circa i canoni d'affitto e la ristrutturazione». La Casa auspica «che l'aggiudicazione provvisoria sia ritirata» e che il risultato «possa rispecchiare la realtà del quartiere in cui la Casa opera da oltre 30 anni».

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