Se c'è un reato oppure no non lo decidono i politici

Non siamo in un film americano con governatori e sceriffi in campo

Poiché il diritto non è una scienza esatta, è impossibile prevedere che sorte avrà - quando il giudice preliminare si esprimerà sul rinvio a giudizio chiesto dal pm Ferdinando Targetti - la innovativa decisione della polizia locale di Milano di denunciare per associazione a delinquere le bande di writer che imbrattano edifici e mezzi pubblici.

Ma fin da oggi si può dire che è una concezione davvero bizzarra della separazione dei poteri in uno Stato democratico quella che nelle ultime ore ha portato esponenti della sinistra milanese (con in testa il presidente della commissione sicurezza di Palazzo Marino, avvocato Mirko Mazzali) a cercare esplicitamente di condizionare in base a considerazioni politiche i comportamenti di ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria quali sono gli appartenenti alla polizia locale. Esiste un solo soggetto in grado di approvare o respingere l'impostazione che i «ghisa» daranno ai loro rapporti nei confronti degli artisti dello spray, ed è la magistratura. Ogni altro tentativo di influenzare le decisioni della polizia giudiziaria è irrituale.

Non siamo in un telefilm americano, dove il sindaco chiama il capo della polizia e gli dice quello che deve fare. In America non esiste l'obbligatorietà dell'azione penale, i procuratori e gli sceriffi sono di nomina politica o elettiva, e quindi ragionano e si comportano politicamente, perché dei loro risultati vengono prima o poi chiamati a rispondere. In Italia (per ora) l'azione penale è obbligatoria e i pubblici ufficiali hanno l'obbligo di denuncia. Significa che se ravvedono l'esistenza di un reato hanno l'obbligo di intervenire per impedirlo, e di sporgere denuncia, senza chiedersi cosa ne pensi Pisapia.

Accusare i writer di associazione a delinquere può sembrare politicamente scorretto, e indubbiamente non va nella direzione rieducativa cui la maggioranza che governa Palazzo Marino ha improntato la sua vittoriosa campagna elettorale. A leggere il codice penale («quando tre o più persone si associano allo scopo di commettere più delitti») la decisione della polizia locale qualche fondamento sembra averlo: almeno nei casi in cui a venire scoperti non siano estemporanei artisti della tag, ma gruppi esperti ed organizzati come quelli che hanno scelto Milano come sede ideale per le loro competizioni. Ma la valutazione spetta ai giudici e a nessun altro. Per dare una idea di quanto questa separazione dei ruoli sia cruciale, basta immaginare cosa accadrebbe se il ministro degli Interni cercasse di intervenire sulle forze di polizia per orientarne le indagini in un senso o nell'altro: apriti cielo.

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Commenti

paolodb

Lun, 06/05/2013 - 14:07

Sacrosanto.