Obbligati a stare al freddo per il silenzio del Comune

Obbligati a stare al freddo per il silenzio del Comune

Dalle nostre parti, in Lombardia e Piemonte, siamo autorizzati ad aver freddo dal 15 ottobre al 15 aprile. Solo fra queste due date, infatti, possiamo tenere accesi gli impianti di riscaldamento. Per legge. Una legge, però, meno ottusa di quanto sembri a prima vista giacché in casi di particolari condizioni climatiche consente ai sindaci di autorizzare deroghe. Ricordo, ad esempio, quel 17 aprile del 1991. Al mattino uscii di casa per andare in redazione, alla Rai di Milano in corso Sempione, in bicicletta, indossando un abito leggero. Nel primo pomeriggio prese a nevicare, del tutto inopinatamente oltre che inaspettatamente. Dovetti lasciare la bici coperta di neve – quasi dieci centimetri in poche ore - al palo dove l'avevo legata. Immediatamente il sindaco Paolo Pilliteri emise l'ordinanzia che autorizzava a riaccendere gli impianti di riscaldamento, spenti da due giorni. Ordinanza tempestiva ma quasi inutile giacché il giorno dopo tornò a splendere su Milano un tiepido sole primaverile, come da calendario. Ebbene, quest'anno a ridosso della Pasqua, non è nevicato ma le temperature sono improvvisamente e decisamente scese: anche sotto i 10 gradi durante il giorno e intorno ai 5 di notte. Un calo brusco e prolungato accompagnato da acquazzoni. Come ha reagito Palazzo Marino a questa «particolare situazione climatica?» . Semplicemente non ha reagito, forse anche perché semideserto per la vacanze pasquali. E il sindaco? Immobile e muto: i milanesi se ne stiano pure al freddo. Ma è lo stesso Giuliano Pisapia che pochi giorni prima, a metà marzo aveva insistentemente invitato i milanesi ad abbassare gli impianti di riscaldamento, perché il livello di concentrazione delle polveri sottili continuava a oltrepassare i limiti imposti dall'Unione europea, da cui potrebbe arrivarci fra capo e collo una super-multa.
E questo nonostante le limitazioni di ogni tipo imposte alla circolazione delle automobili. Forse che il sindaco, scrollatasi di dosso qualche crosticina ideologica, si è finalmente accorto che l'automobile non è l'unica e probabilmente neppure la principale responsabile dell'inquinamento atmosferico? Non conterei molto su questo ravvedimento. Infatti, non posso pensare che la mancata reazione al freddo dei giorni scorsi sia dovuta a disattenzione, magari per una meritata vacanza del primo cittadino nella sua casa di Santa Margherita Ligure.
No, è che le crosticine ideologiche Pisapia non se l'è affatto scrollate di dosso e comunque non poteva concedere la riaccensione degli impianti di riscaldamento appena pochi giorni dopo aver chiesto di farli lavorare a basso regime.
Diciamo che stavolta si tratta di una inedita forma di cinismo ideologico-amministrativo: i milanesi se ne stiano pure per qualche giorno al freddo se questo, contando anche sugli affetti benefici degli acquazzoni, permette un abbattimento «gratuito» del famigerato Pm10 per qualche giorno in più e quindi di evitare la super-multa in arrivo da Bruxelles.
Chissà se a questo punto le apprensive e attivissime mamme anti-smog non cambino casacca diventando mamme anti-freddo, temendo che i gracili polmoncini dei loro bimbi, salvati dalla polveri sottili, vengano invece colpiti dalle basse temperature fuori stagione.

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