Ospedali, l'sos dei medici: trascurati malati non Covid

Il sindacato Assomed: "Troppi sforzi per profilassi. Così rischiamo di danneggiare gli altri pazienti"

Ospedali, l'sos dei medici: trascurati malati non Covid

L'altro lato della medaglia. Mentre la Regione Lombardia tira il freno a mano sulla macchina delle vaccinazioni, come richiesto dal governo, che ha fissato il tetto a 85mila iniezioni al giorno, il sindacato dei medici ospedalieri lancia l'allarme sulla situazione dei malati non Covid. La preoccupazione è che questi malati vengano trascurati dal momento che la concentrazione del sistema sanitario è rivolta alla campagna vaccinale.

«Bisogna fare attenzione a non concentrare eccessive forze nelle vaccinazioni massive, trascurando la cura e la prevenzione dei pazienti e delle patologie non covid» l'appello di Anaao-Assomed Lombardia alla Regione e alle Aziende sanitarie pubbliche. Patologie come tumori, malattie cardiovascolari, malattie croniche riacutizzate o bisognose di controlli richiedono infatti cure tempestive, che non devono essere rimandate.

Secondo l'Aiom l'Associazione Italiana di oncologia medica, per esempio, i ritardi nei controlli che si stanno accumulando si sono già tradotti in 2.793 diagnosi in meno di tumore della mammella e di 1.168 in meno del tumore del colon-retto, le due forme tumorali più frequenti in Italia. Non solo: nei primi nove mesi del 2020 non sono stati individuati 6.600 adenomi avanzati del colon-retto e 2.380 lesioni Cin2 che possono essere segnali del cancro della cervice uterina. Oggi il ritardo diagnostico è pari a 4,7 mesi per le lesioni colon-rettali, a 4,4 mesi per quelle della cervice uterina e a 3,9 mesi per quelle relative al tumore del seno.

Anche i cardiologi in autunno avevano lanciato l'sos: durante la prima ondata della pandemia si era riscontrata la riduzione di oltre il 50% dei ricoveri cardiologici - secondo i dati della Sic - accompagnata da un aumento di tre volte della mortalità ospedaliera. «In questi mesi la situazione si è aggravata perché i pazienti hanno avuto difficoltà ad accedere alle cure, ai controlli, moltissimi non sono andati in ospedale per paura del contagio, molti reparti di cardiologia nei grandi ospedali sono chiusi - raccontava Stefano Carugo, direttore dell'Unità operativa di Cardiologia al Policlinico a gennaio -. In sostanza i cardiopatici non si sono curati».

Il sindacato rivolge un appello anche alla struttura commissariale affinché invii i medici necessari: ora che le prestazioni stanno per aumentare, «i medici lombardi non vogliono e non possono più trascurare i loro malati».

«Alcune aziende sanitarie pubbliche lombarde - spiega Stefano Magnone, Segretario regionale di Anaao Lombardia - stanno correndo troppo e si trovano nella condizione di non poter disporre di medici a sufficienza per curare bene sia la parte Covid che quella no-covid. Il rischio è che, - continua Magnone - ora che stanno venendo meno le pressioni su ospedali e terapie intensive, l'attenzione sia eccessivamente concentrata sui vaccini, lasciando ancora una volta il fianco scoperto a quei pazienti che hanno altre patologie».

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