Un palcoscenico per tutti con la forza della parola

Credo nel teatro delle idee, benché queste possano essere comunicate con generi e forme diverse, oltre che con linguaggi scenici che appartengono alla creatività del regista. Per questo, analizzando il programma del Piccolo, ho deciso di fare delle scelte che riguardano sia le produzioni che le ospitalità.

Sergio Escobar reclama il diritto di «essere autentici», oltre che quello di credere in un «teatro d'arte per tutti». Non si può non essere d'accordo, per questo motivo scelgo Donellan perché convinto che «fare teatro vuol dire mentire col consenso delle persone a cui si mente»; scelgo Cuore di cane, con la drammaturgia di Massini, per la sua forza immaginifica e parodistica, oltre che per la capacità di scoprire il mostro che c'è in noi.

Scelgo Mayorga per la capacità di immaginare la vita degli altri, come se fosse la nostra. Per quanto riguarda le ospitalità, le mie scelte vanno per I giganti della montagna, con la regia di Lavia, vista la sua interpretazione che vede nei Giganti coloro che continuano a «uccidere la poesia delle origini» e scelgo Il costruttore Solness, di Orsini, perché lo considero uno dei capolavori di Ibsen.

Ciò, però, che mi incuriosisce di più è il progetto internazionale che unisce il Piccolo ai teatri russi di Mosca e San Pietroburgo, proprio perché ci permette delle incursioni all'interno della sempre innovativa regia russa contemporanea che predilige, non soltanto la drammaturgia, ma anche forme più moderne di rappresentazione che coinvolgono, per esempio, le istallazioni. Escobar non si stanca di sottolineare che, per quanto riguarda le produzioni straniere, queste non vanno inserite in un festival, quanto all'interno di spettacoli internazionali che fanno parte della stagione in corso e che permettono di creare corridoi capaci di interloquire e confrontarsi con culture teatrali diverse dalla nostra, che alternano la centralità della parola, con le video installazioni.

Del resto, il Manifesto creato da Emilio Isgrò, per la 72esima stagione del Piccolo, intende sottolineare il senso profondo da dare alla parola, da ritenere, però, ben diversa dal linguaggio, secondo la ben nota differenzazione fatta da Saussure.

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