Permessi e burocrazia: così frenano il dopo Expo

I tempi del dopo Expo rischiano di essere eterni

Permessi e burocrazia: così frenano il dopo Expo

I tempi del dopo Expo rischiano di essere eterni. E, facendo due conti, la cittadella universitaria potrà essere usata, se va bene, dai ragazzi che oggi sono alle scuole medie. Dalla progettazione all'avvio dei cantieri potrebbero passare tranquillamente quattro anni: un anno per la realizzazione del progetto preliminare, un altro per il progetto definitivo. E poi ancora, 5 mesi sono da mettere in conto per la Vas, la valutazione di impatto ambientale, altri sei mesi per il progetto esecutivo. A scandire il calendario burocratico, prima ancora che venga aperto il bando di gara per assegnare i lavori, non sono i soliti «gufi» di Expo ma i tecnici della Regione Lombardia. Che sanno perfettamente come funzionano le cose, al di là di ottimismi o pessimismi ingiustificati. E si tratta degli stessi tecnici che si erano subito resi conto che lo stadio bis al Portello sarebbe stato irrealizzabile al di là delle volontà e delle logiche politiche. Questione di carte, burocrazia e permessi. E, puff, è un attimo che ci si ritrovi al 2020 per riportare le ruspe a Rho. Per questo serve una legge speciale che acceleri, per quanto possibile, le procedure. «Il percorso che ha accompagnato la realizzazione di Expo è durato ben sette anni - commenta l'assessore lombardo all'Urbanistica Viviana Beccalossi - nonostante la corsia preferenziale di norme speciali e poteri quasi assoluti affidati al commissario Sala. Per passare ai fatti, senza una legge speciale in grado di ridurre al minimo tutti i passaggi burocratici che occorrono per un intervento di questa portata, si rischia solo di prendere in giro la gente». La Beccalossi ha incontrato la collega di giunta con delega all'Expo Francesca Brianza, che sta già lavorando per stringere i tempi. Va considerata la questione relativa alla proprietà delle aree, tutt'altro che secondaria: «È necessario mettere d'accordo tutte le parti perché siano sviluppati i progetti dettagliati all'interno dell'area, coinvolgendo i soggetti pubblici e privati e due Comuni, Rho e Milano, con quest'ultimo ormai fermo per campagna elettorale e presumibilmente impossibilitato a compiere atti amministrativi di questa portata entro un anno».Solo attraverso la realizzazione di procedure snelle e ad hoc potrà essere disegnato un percorso in grado di garantire un futuro (non troppo futuro) alle aree.Cerca di stringere i tempi anche il presidente lombardo Roberto Maroni che ha spronato il governo a dire entro oggi, giorno dell'assemblea dei soci, se intende partecipare alla partita di Arexpo e con che quota. Un aut aut che guarda al di là il progetto presentato dal premier Matteo Renzi per i 70mila metri quadri di città della scienza. L'area da progettare infatti si estende su oltre un milione di metri quadrati e bisogna sapere innanzitutto con quante risorse si opera e con qualche assetto societario. Ci sarà poi da decidere chi sarà il «regista» che coordinerà le operazioni e quali «poteri speciali» avrà. Anche Assolombarda ha già lanciato più volte l'allarme sui tempi, confermando che si è ancora in alto mare. Cioè si è fermi alla fase degli assetti societari e all'anticamera dell'anticamera dei progetti. Forse oggi arriverà qualche risposta in più.

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