«Più tecnologia e prevenzione per isolare i soggetti a rischio Isis»

Alla Casa della Memoria tavolo sul pericolo del fanatismo

Prevenzione e tecnologia contro la radicalizzazione e il fondamentalismo violento. È la ricetta di Stefano Dambruoso, questore della Camera, ma soprattutto esperto di terrorismo, tema di cui si è occupato nel corso della sua carriera da magistrato. Dambruoso è intervenuto ieri alla Casa delle Memoria nel corso del tavolo di lavoro sulla radicalizzazione violenta: «Adesione e distacco dai fondamentalismi violenti». L'obiettivo principale, ha sottolineato, è «prevedere e attuare nei confronti di soggetti a rischio misure preventive, adeguando il nostro ordinamento alle normative già presenti nella maggior parte degli Stati europei». Questo l'obiettivo della proposta di legge presentata con Andrea Manciulli (Pd) e in corso d'esame alla Camera. Il progetto - ha spiegato - intende agire «con l'attivazione di strategie di prevenzione e di recupero: formando operatori in grado di riconoscere segni di radicalizzazione ed introdurre programmi di prevenzione e contro-informazione nelle scuole nelle carceri e sul web con la collaborazione di tutte le istituzioni (scuole, carceri, famiglie)». Dambruoso ha sottolineato quanto sia importante coinvolgere sul piano anche locale le amministrazioni pubbliche, così «come stiamo già facendo anche al Comune di Milano, avendo da poco attivato un tavolo di lavoro su questi temi, che possa in seguito contribuire anche alla creazione di sportelli informativi locali, così da individuare e smorzare sul nascere ogni tipo di radicalizzazione alla violenza con finalità terroristiche». «La novità rispetto ad anni fa - ha ribadito - è che ora chi si radicalizza, come nel caso dell'arresto nel Bresciano, lo fa sul web, i potenziali jihadisti non vanno ad addestrarsi in Afghanistan ma lo fanno quotidianamente sul web. Ed è anche lì che dobbiamo intervenire».

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