Quegli sketch di Parenti e Fo che conquistarono il Piccolo

La mostra su Paolo Grassi rievoca aneddoti sul teatro milanese che negli anni '50 era lanciato da Strehler

Gli episodi della vita professionale di Paolo Grassi sono infiniti, come dimostra la grande mostra appena inaugurata a Palazzo Reale. L'episodio che intendo ricordare riguarda la lunga anticamera sofferta da Dario Fo, Franco Parenti e Giustino Durano dinanzi all'ufficio di Grassi, in occasione della proposta di un loro spettacolo alquanto sui generis. Siamo nel 1953, il Piccolo Teatro è già all'apice della sua storia, in cinque anni aveva prodotto talmente tanti spettacoli che, a pensarci oggi, occorrerebbero cinquant'anni.

Strehler è inarrestabile, ogni anno mette in scena da quattro a otto spettacoli, come accadde nella Stagione 1953-54. Durante questi cinque anni, non sono mancati gli autori italiani, si va da Savinio a Zardi a Stefano Pirandello, a Buzzati, Moravia, solo che i loro testi si muovevano in un ambito alquanto tradizionale.

Il dito nell'occhio, scritto da Parenti, Fo, Durano, col contributo di Lecoq e delle musiche di Fiorenzo Carpi, era qualcosa di insolito, trattandosi di una «Rivista» senza boys e senza girl, con Franca Rame e altri dieci attori, la cui struttura a sketch, senza gli ammiccamenti dell'avanspettacolo, era fondata sull'ironia, sul dinamismo di tipo futurista, con qualche sguardo al surrealismo o alle tragedie in due battute di Achille Campanile. La proposta fatta a Grassi che, in verità, nell'anno precedente, aveva ospitato i Gobbi con un divertente cabaret Carnet de Notes, appariva controcorrente rispetto alla normale produzione del Piccolo.

C'è da dire che il Ministero obbligava un teatro pubblico a mettere in scena annualmente degli autori italiani, solo che Grassi non nascose mai la sua contrarietà su qualsiasi forma di protezionismo da parte dello Stato, e non si stancò di ripetere - durante il Convegno di Saint Vincent (1951) sulla drammaturgia italiana - che l' Arte è nata libera. Al Convegno erano presenti Diego Fabbri, Valentino Bompiani, Carlo Terron, Federico Zardi, Silvio Giovaninetti.

Per Grassi si trattava di una drammaturgia legata al passato, soprattutto nella scrittura, che si scontrava con le scelte europee del Piccolo dove si potevano vedere Shakespeare, Molière, Calderon, Cechov, Ibsen, ma anche classici come Goldoni e Pirandello. Parenti, Fo, Durano erano giovani e squattrinati, per loro debuttare al Piccolo era diventata una necessità. Grassi continuava a prendere tempo, creando una attesa spasmodica. Finalmente squillò il telefono mentre i tre si trovavano a Luino, in casa Fo. Grassi offrì il 21 Giugno come data, con una clausola riguardante la detrazione dall'incasso del costo del condizionamento dell'aria, del quale il Piccolo era sprovvisto.

Il successo fu un vero e proprio trionfo. Sembra che ai tre autori fosse andato in tasca oltre un milione di lire, cifra per loro inusitata. Grazie all'incasso, il Piccolo poté vantare l'impianto di condizionamento dell'aria. Quando l'anno successivo, i tre proposero a Grassi Sani da legare, la risposta non si fece attendere.

La cronaca di Salvatore Quasimodo era datata Luglio 1954, nella quale il poeta, prestato alla critica teatrale, sottolineava le trame sintetiche, sul modello del Dito nell'occhio, a volte «straripanti» e ancora la velocità degli sketchs, l'alternarsi del metodo pantomimico di Lecoq con quello della Commedia dell'Arte, tanto da definire «Sani da legare» una «tagliente commedia reale-pantomimica-musicale».

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