Salini Immagina le primarie. Liberali e popolari insieme

Il coordinatore regionale di Forza Italia agli alleati "Il candidato vincente esce così, non tardi fra le liti"

Forza Italia rialza la testa, lancia l'idea delle primarie e va avanti nella ricomposizione dei «moderati», o meglio dei liberali, dei popolari e dei riformisti. C'era un solo simbolo ieri, al teatro cinema dei «Martinitt», per «Immagina» l'evento messo in piedi da Massimiliano Salini: l'unico simbolo era quello del Ppe. E c'era una sola domanda politica che aleggiava in tutti gli interventi: come ridare forza al protagonismo di chi si riconosce in una storia diversa da quella dei sovranisti, alleati ma diversi? Per Salini, la Lega è il partito dei «punti esclamativi», mentre ad altri tocca governare i «punti interrogativi», la complessità dei problemi. «Per tornare a incidere - ha spiegato il capogruppo regionale Gianluca Comazzi - dobbiamo riaffermare il primato della politica, contro l'insopportabile retorica di chi tratta i politici come una casta di delinquenti, mentre il movimento nato come anti-casta è diventato più casta di tutti gli altri». L'impressione generale, ai «Martinitt», è che il Covid abbia cambiato tutto, anche le prospettive politiche. «Oggi il Paese ha bisogno di sicurezza - ha detto la capogruppo alla Camera Mariastella Gelmini - Ma non è la sicurezza di cui si parlava solo due anni fa. Non è la sicurezza di cui altri partiti hanno cercato di scipparci la bandiera. È un altro bisogno di sicurezza, che deriva non dalla paura di farsi scippare il portafoglio, ma dal terrore di farsi scippare il lavoro. La tranquillità economica. Il futuro». «Altri hanno fermato i barconi. A noi tocca indicare la strada per fermare la recessione, la decrescita» ha rimarcato Gelmini, rimproverando alla Lega l'anno di governo coi 5 Stelle.

Il coordinatore nazionale dei Giovani, Marco Bestetti, ha sottolineato l'ambizione di essere «non determinanti ma trainanti», e l'orgoglio di una Forza Italia che si vede custode della parte migliore di Milano. L'eredità amministrativa di Gabriele Albertini e Letizia Moratti viene rivendicata con forza. E per trovare un candidato sindaco all'altezza della situazione, Forza Italia non disdegna l'ipotesi delle primarie. «Oggi insieme alle forze del buonsenso - ha detto Salini - siamo qui a dire che siamo pronti anche a strumenti come le primarie di coalizione per individuare un candidato adeguato». «Non ci interessa la scaramuccia tra partiti, a noi interessa che venga fuori la competenza di un candidato vincente e siamo certi che quel candidato, selezionato aprendo la porta e non chiudendosi a far la conta la conta di un partito o dell'altro, verrà fuori con quelle caratteristiche che i milanesi chiedono», ha detto Salini, dicendosi sicuro che le primarie «le faremo, se non hanno paura» di adottarle gli altri partiti di centrodestra. Fdi, con Riccardo De Corato, che le ha proposte anche cinque giorni fa con un'intervista al «Giornale», ribadisce che considera le primarie come una necessità, «per coinvolgere gli elettori, soprattutto se andiamo verso candidati civici, sarebbe ancora più importante».

Il capogruppo Fabrizio De Pasquale raffredda gli entusiasmi: «Primarie se vogliamo un candidato di partito - dice - Se vogliamo un uomo di grande esperienza manageriale e capace di far funzionare la macchina, serve un nome condiviso fra gli alleati». Ma il consigliere Alessandro De Chirico ci crede: «Abbiamo il tempo necessario per iniziare un percorso delle idee per raccontare la nostra visione di città. Lanciamo le primarie del centrodestra per individuare il candidato dei milanesi. Partendo dell'esperimento di Bari, ho elaborato un regolamento che ci porterà al voto a fine febbraio 2021. Non perdiamo più tempo».

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