La battuta (amara) ha cominciato a circolare in rete dopo l'esondazione più grossa del Seveso: «Salvate Milano, come Venezia. Dateci un Mose» ha detto qualcuno. Provocazione? Certo, ma meno campata in aria di quanto non si possa pensare. Tutti sanno che le polemiche sulle esondazioni e le proposte sulle opere pubbliche in grado di evitarle risalgono ormai a 40 anni fa. Un intervento del Movimento 5 Stelle e intitolato proprio «Per l'acqua alta a Milano non serve un altro Mose» rappresenta un ulteriore indizio. La nota propensione dei «grillini» a prendere le questioni dal verso sbagliato (soprattutto quando si tratta di Milano, vedi Expo) conferma che la suggestione del «Mose a Milano» sia giusta (fatti salvi ovviamente tutti i possibili risvolti giudiziari legati alle mega paratie veneziane). «Più volte - scrivono i 5 Stelle lombardi - abbiamo sostenuto che le vasche di laminazione progettate sono soluzioni innaturali, controproducenti e dannose per il territorio. Ci sono altri modi per affrontare il dissesto idrogeologico ma sembra esserci una tendenza a fare grandi opere di dubbia utilità». Al contrario risulta evidente che un'opera infrastrutturale è quanto mai necessaria.
E se fino a oggi non è stata possibile per le resistenze di Comuni minori, è chiaro a tutti che la sicurezza di Milano e l'incolumità dei suoi abitanti non possono subordinati a veti. L'unica speranza, ennesimo banco di prova della sinistra, sarà la città metropolitana, possibile luogo di compensazione e soluzione di questo conflitto.Salvare Milano come Venezia Serve un Mose senza tangenti
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