Scola: «Il dialogo supera la fatica delle diversità»

È una parola ostica «ecumenismo», almeno per chi non è appassionato di lessico religioso. Significa ricerca di unità tra i cristiani, tra cattolici e altri credenti nella divinità di Cristo e nella Trinità

È una parola ostica «ecumenismo», almeno per chi non è appassionato di lessico religioso. Significa ricerca di unità tra i cristiani, tra cattolici e altri credenti nella divinità di Cristo e nella Trinità. In questo termine non facile, secondo l'arcivescovo Angelo Scola, si nasconde una via maestra per imparare a convivere tra culture differenti e superare «la fatica» dell'incontro. Una difficoltà che ancor di più è impossibile negare dopo la folle mattanza di Niguarda.

«La fatica» dell'avvento della vita buona nella società plurale «è sotto gli occhi di tutti, come i recenti fatti di cronaca dimostrano», dice il cardinale. «È terribile e pur tuttavia non dobbiamo cessare di sperare». Terribile è l'«eccidio dove hanno perso la vita in modo ingiustificabile ben tre nostri concittadini». Il pensiero è rivolto alle vittime: tre persone uccise in modo ingiustificabile. «Ad essi, ai loro cari e a tutta la città va la preghiera e la vicinanza dell'arcivescovo e della Chiesa milanese». E però la via da seguire è il dialogo.

«Dobbiamo fidarci gli uni degli altri facendo leva su questa amicizia civica, questa modalità di amore che deve legare i cittadini» dice Scola. E il dialogo tra cristiani può contribuire a creare un futuro migliore: «L'ecumenismo è l'aiuto di cui abbiamo bisogno per costruire la vita buona nella società plurale». Una realtà concreta, perché se copti, ortodossi delle più diverse provenienze cercano un'unità con i cattolici, il dialogo tra culture diventa più facile.

Parole che arrivano in occasione della visita di Bartolomeo, arcivescovo di Costantinopoli e patriarca ecumenico della Chiesa ortodossa, a Milano contemporaneamente a Tawadros II, papa di Alessandria, patriarca copto di Venezia e dell'Africa. «Abbiamo bisogno di amarci e di lavorare insieme per il bene del Cristianesimo» dice Bartolomeo, che a Palazzo Reale si è confrontato con Scola sulla frase di Gesù: «Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».

Scola illustra il compito di Milano e della Lombardia. «Le nostre terre» sono chiamate a «mostrare la capacità di edificare un buon tessuto sociale, rispettoso della libertà di tutti». E «l'accettazione cordiale della società plurale» implica «un pensiero positivo e deciso della “differenza”», che «non spezza l'unità. Ne è garanzia proprio il mistero di Dio Uno e Trino». Ma che c'entra la Trinità con la società plurale? C'entra. Un solo Dio in tre persone differenti. Dio onnipotente che non impone la sua verità ma la propone alla libertà. E da questa libertà donata dall'alto discendono tutte le altre.

Commenti

Commenta anche tu
Grazie per il tuo commento