Se la Milano di Expo diventa un'opera d'arte

La città che sale, la città che cambia, la città di Expo. Gli artisti contemporanei scendono in campo per interpretare l'architettura urbana e lo fanno attraverso media tradizionali come la pittura e le nuove tecnologie. Due mostre di questi giorni offrono un interessante spaccato delle nuove poetiche artistiche e costituiscono un'occasione importante per storicizzare autori italiani della generazione di mezzo che difficilmente sono valorizzati nei musei pubblici. La prima è ospitata al Castello Sforzesco di Vigevano e vede esposte le maxi-fotografie di Davide Bramante, classe 1970, raffinato artista siracusano che da anni effettua poetici reportage nelle metropoli di tutto il mondo. La seconda inaugura domani alla Triennale e rende omaggio all'artista milanese Marco Petrus, classe 1960, le cui città metafisiche sono ormai un simbolo della nuova pittura italiana. Un'occasione per conoscere attraverso due ricche antologiche il percorso della figurazione contemporanea e il rapporto degli artisti con la geografia italiana in perenne lotta tra patrimonio storico e un'architettura che risponda alle esigenze di un mondo in velocissimo mutamento. «Democracy», questo il titolo della mostra di Bramante che chiuderà l'8 giugno, raccoglie una trentina di opere fotografiche allestite negli spazi della Nuova Strada Sotterranea del Castello di Vigevano, uno dei più grandi complessi fortificati d'Europa. Quello dell'artista è un percorso inedito e «site-specific» attraverso fantasmagoriche vedute di piazze e skyline di città simbolo del Belpaese, come Milano e Firenze. Bramante, seguendo stilemi che lo hanno contraddistinto in altri progetti - come quello su New York, Londra, Berlino, Shanghai e Pechino - opera sovrapposizioni tra prospettive futuribili e architetture storiche dando vita a paesaggi onirici e sospesi tra spazio e tempo. Particolarmente suggestivo è il suo viaggio nella città dell'Expo dove le visioni dei nuovi quartieri, da Porta Nuova a Citylife, si fondono alle immagini delle vecchie case di ringhiera o a quelle delle guglie del Duomo. Nell'esposizione «Atlas» che inaugura in viale Alemagna, Petrus espone una trentina di dipinti sul tema della «città ideale». I suoi tradizionali scorci, prospettive geometriche della Milano post-industriale, si arricchiscono dei nuovi orizzonti creati dalle archistar e restituiscono allo spettatore una metropoli a metà tra la cinematografia di Fritz Lang e le piazze metafisiche di Giorgio De Chirico. In entrambi emerge un affresco che rilegge in chiave poetica l'energia della nuova polis in lotta fra identità e globalizzazione.

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