Stop al caso Mantovani «Ha scelto la Regione»

Stop al caso Mantovani «Ha scelto la Regione»

Arconate è un paese di cinquemilaseicento anime, dove se fai il sindaco è per dovere, o almeno per piacere. Difficile dire che sia per potere, soprattutto se sei vicepresidente della Regione e assessore alla Sanità, incarichi questi che sì, scatenano appetiti non sempre legati allo spirito di servizio. Eppure tiene banco da mesi il caso Mario Mantovani, assessore regionale alla Sanità che tanto ha faticato a lasciare l'incarico di primo cittadino di Arconate. «Una telenovela» la definisce il protagonista assoluto.
Ieri la giunta per le elezioni ha ospitato l'ennesimo episodio della saga. A porte chiuse (lo prevede il regolamento e la presidenza non ha ritenuto di volere fare un'eccezione). Mantovani, che è stato ascoltato in commissione, ha consegnato una lettera ai consiglieri comunali di Arconate in cui si chiede loro di prendere atto della legge che impedisce il doppio incarico di consigliere regionale e sindaco. Sindaco di Arconate per dodici anni, si arrende a quella che continua a considerare una legge ingiusta, come ha scritto anche nella lettera. Dichiara: «I parlamentari possono continuare a essere sindaci. Perché non i consiglieri regionali? Anche il presidente della giunta ha detto che si attiverà per proporre una modifica delle norme in consiglio regionale». Mantovani rimane convinto che l'incompatibilità non esista: «Il consiglio regionale non ha funzione ispettiva e nessuna attinenza sul piano del controllo sui consigli comunali».
Nell'agosto scorso il consiglio di Arconate non aveva ratificato l'addio di Mantovani al ruolo di sindaco. Una bega politica: l'opposizione aveva presentato la richiesta di decadenza, la maggioranza aveva votato contro. Il risultato è stata questa situazione incerta. Ora arriva l'invito scritto ai consiglieri è a votare la sua decadenza e a risolvere una volta per tutte la faccenda senza dover arrivare al commissariamento del comune.
Mantovani fa sapere di non essersi formalmente dimesso proprio per evitare l'arrivo del commissario: esercitando semplicemente l'opzione per il consiglio regionale, infatti, le funzioni di sindaco sono state trasferite al vicesindaco. È lui, il vice di Mantovani, che dal 4 luglio scorso ha assunto i poteri del primo cittadino. «Ho ribadito la mia opzione per la Regione come ho fatto il 4 luglio scorso e il 12 agosto - spiega dopo l'audiszione - e dal 4 luglio non svolgo più funzioni di sindaco ad Arconate».
«Il caso Mantovani per la Regione è chiuso» commenta alla fine della seduta il presidente della giunta delle elezioni del Consiglio regionale, Roberto Bruni, che martedì prossimo farà una relazione al prefetto, Francesco Paolo Tronca. «La giunta ha ritenuto che non ci sia margine per un intervento formale perché Mantovani ha ribadito la sua opzione», spiega Bruni. Caso definitivamente chiuso? Non proprio. Il Pd continua a cavalcarlo. «Mantovani ha mancato di correttezza verso il consiglio, dichiarando di aver compiuto una scelta, l'abbandono della carica di sindaco, che non ha poi compiuto» scrive il capogruppo, Alessandro Alfieri.
La prossima mossa al consiglio comunale di Arconate, che si riunirà entro settembre. Sarà l'ultima?