Triboniano, un muro contro i blitz dei nomadi

Sale la tensione, e il caso rom torna emergenza. Il rogo di domenica a Triboniano non ha distrutto solo quindici roulotte della Protezione civile. Ha riacceso anche le polemiche sui nomadi in città.
Quell’incendio nel centro polifunzionale in via Barzaghi- a due passi dal campo rom - infatti ha tutta l’aria di un avvertimento, anche perché arriva dopo una lunga serie di devastazioni e vandalismi che hanno danneggiato impianti e attrezzature della Protezione civile, intenzionata ad adibire quell’area a centro di esercitazioni e punto di accoglienza in caso di emergenza.
Il Comune ora sta valutando le contromisure, e pensa di acconsentire alla richiesta della Protezione civile: un muro in grado di separare l’area comunale da quella di proprietà di una ditta di logistica. È da lì, infatti, attraverso dei varchi nella rete metallica continuamente riparata e riaperta, che passano gli autori delle scorrerie. Gli uomini della Protezione civile non hanno molti dubbi sulle responsabilità di quei gesti: «I nomadi ci stanno prendendo di mira - hanno denunciato - ogni due giorni entrano e compiono ogni tipo di devastazione. Rubano, vandalizzano e saccheggiano. Forse vogliono che ce ne andiamo».
Sull’incendio sono in corso le indagini. «Abbiamo le telecamere in quella zona, stiamo cercando di capire» ha detto il vicesindaco Riccardo De Corato. Don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità che gestisce i campi della zona, esclude però che ci possa essere un movente in grado di spiegare un blitz doloso: «Non entro nel merito delle indagini - ha detto ieri il sacerdote - ma non c’era nessuna ragione perché gli abitanti del campo facessero un gesto del genere, non c’è una spiegazione razionale che vada in quella direzione. Io spero che non sia un fatto doloso. Oltretutto quelle roulotte erano decrepite».
Invece l’assessore comunale alle Politiche sociali, Mariolina Moioli, pur con una premessa garantista, una ragione la vede eccome: «Finché non ci sono prove dobbiamo essere molto attenti - dice - ma si deve considerare che stiamo procedendo con l’applicazione del regolamento e con gli allontanamenti». Una ventina nei giorni scorsi. Il caso di via Barzaghi, dunque - secondo l’assessore - «potrebbe essere una reazione». «Noi stiamo andando avanti - spiega - stiamo procedendo con le notifiche degli allontanamenti e con le verifiche di chi ha casa altrove». L’assessore regionale Stefano Maullu, delegato alla Protezione civile, replica secco a don Colmegna: «La difesa d’ufficio che gli tocca fa sorridere. La poca voglia che hanno di integrarsi è evidente. Questa impunità deve finire».
Non c’è bisogno di aspettare l’esito delle indagini per verificare che la situazione a Triboniano è tornata molto critica, nonostante la popolazione dei nomadi in queste ultime settimane si sia molto ridotta. Don Colmegna si rivolge alle istituzioni: «Servono meno proclami e più fatti, bisogna accelerare con il piano Maroni, con gli interventi sul credito, sulle case, il lavoro. Allontanare chi deve essere allontanato, e dare prospettive agli altri. La logica delle favelas deve essere superata». Diversa la ricetta di Maullu: «Serve durezza. Faccio due proposte: sequestrare i mezzi che occupano aree abusive, e fogli di via per chi non rispetta le regole. Dobbiamo usare di più le forme coercitive». Duro anche il collega Davide Boni, leghista: «Sono i nomadi i veri intolleranti». L’assessore Moioli cerca di mediare fra buonismi e scetticismo: «Chi critica il patto di legalità non fa un favore neanche ai nomadi - dice - però a quanti contestano il lavoro fatto voglio ricordare in che condizione era il campo di Triboniano 3 anni fa. Ora ci sono anche episodi di sana e buona integrazione».

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