Da Visconti a Gassman. La "stagione teatrale" di Carlo Emilio Gadda

Un libro riscopre l'altra passione del letterato Critiche e uno spettacolo al Filodrammatici

Carlo Emilio Gadda è autore di un testo teatrale dal titolo: «Il Guerriero, l'Amazzone, lo Spirito della poesia nel verso immortale del Foscolo». A dire il vero si trattava di una farsa a tre voci che ebbe la sua prima realizzazione nel Terzo Programma della Rai, ma che io vidi al Teatro Filodrammatici (1967), nell'edizione teatrale fattane da Sandro Rossi con Paolo Bonacelli, un attore perfetto per interpretare l'ironia, il sarcasmo di Gadda che si scagliava contro l'accademismo del Foscolo. Per il Gran Lombardo, non si trattò della sola e unica esperienza, visto che, nelle vesti del critico, si cimentò con delle strane recensioni-saggio, apparse negli anni quaranta e che sono testimonianza di una diversa maniera di accostarsi a un testo teatrale. Parecchie di queste recensioni sono state raccolte nel libro: Divagazioni e Garbuglio,edito da Adelphi, nella versione curata da Liliana Orlando. Alcuni saggi sono alquanto noti, come Apologia manzoniana, scritto per Solaria nel 1927, La Scapigliatura milanese, scritto, nel 1949, per L'Illustrazione Italiana, diretta da Treves, Montale e l'uomo mistico pubblicato, nel 1943, sul Tempo, e tanti altri.

A dire il vero, vorrei soffermarmi sulle Cronache teatrali, pochissimo conosciute, che sono dei veri e propri saggi e che, in questa edizione, ne sono state raccolte soltanto cinque che evidenziano, però, il modo di accostarsi di Gadda al palcoscenico. Mancano L'angelo accusatore di Guglielmo Giannini, con un Ruggero Ruggeri di ben 81 anni, L'Amleto con Gassman, regia di Squarzina, La Celestina ecc. Le recensioni pubblicate sono: La cena delle beffe, con Amedeo Nazzari e Rossano Brazzi, vista al Teatro Verdi di Firenze e apparsa sul Mondo nel 1945, La vivandiera, ovvero Madre Coraggio, regia di Luciano Lucignani, apparsa nel 1952, sul settimanale Il Giovedi, diretto da Vigorelli , Le tre sorelle e La locandiera, con le regie di Luchino Visconti, 1953 al Teatro Argentina con cast straordinari: Sara Ferrati, Rina Morelli, Memo Benassi, Paolo Stoppa, Gianrico Tedeschi, Marcello Mastroianni, Rossella Falk, Giorgio De Lullo, La Mandragola del 1954, al Teatro delle Arti, regia di Marcello Pagliaro, con Tofano, Giovanpietro, Pierfederici, Ave Ninchi e Fraca Maresa.

Gadda prende, come pretesto lo spettacolo, per fare uso di ampie divagazioni che riguardano le ubicazione dei teatri, dei palchi, vere e proprie «cellette», come quelle del Teatro Verdi di Firenze, dove era difficile, per un uomo alto e voluminoso come lui, potere allungare il collo, si intrattiene anche sulla storia dell'architettura del Teatro dei Satiri, dove si rappresentava «Madre Coraggio», intrattenendo il lettore anche sui cornicioni pericolanti. Insomma non si limitava a raccontarci le trame, come facevano Renato Simoni o Silvio D'Amico, ma non tralasciava di riferirci persino sui Quaderni di sala, come quello curato da Paolo Chiarini per Brecht o quello per Le tre sorelle di cui riporta persino il costo: lire trecento.

Non tralascia le interpretazioni degli attori, né il valore delle regie di Visconti, (che difende dalle accuse subite a Venezia per una Locandiera fin troppo moderna), di cui ricorda la disciplina e le capacità infinite nella penetrazione dei testi. Gadda aveva capito che la regia era un linguaggio particolare, diverso da quello testuale e che se, delle volte, andava contro il testo, non era per «brama del nuovo a ogni costo. Anzi, un modo di leggere può essere un migliore modo di comprendere». Potrebbe essere una ottima lezione per tanti giovani d'oggi che, smarrita la strada dei Maestri, cercano, a tutti i costi, di inventare un «nuovo» che, a conti fatti, è più vecchio del vecchio.

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