Il ministro Brambilla in gita alla Pinacoteca: «Il futuro passa dal turismo culturale»

«Vorrei avere il tempo di visitare la pinacoteca con calma, come merita»: poco tempo ma idee chiare, non è stata turista per caso ieri Michela Vittoria Brambilla in visita a Brera per la giornata mondiale del patrimonio. Il Mantegna in un corridoio, la carenza di didascalie e l’assenza di brochure e spiegazioni in inglese sono al centro dei suoi pensieri e del piano «interforze» che il suo dicastero ha stretto con il Ministero per la cultura, piazzando sul territorio come avanguardia «militante» il commissario Mario Resca, direttore generale per i beni culturali. Nonostante la cronica mancanza di spazio ed un’impostazione superata dai tempi, Brera, per il bicentenario della fondazione, ha saputo raddoppiare i visitatori, dai 141 mila del 2008 ai 253.000 di quest’anno. Ora occorre accelerare i tempi del «futuro». Il ministro Brambilla ha avuto ieri come Cicerone d’eccezione la sovrintendente Sandrina Bandera che, fra una spiegazione e l’altra, illustrava anche i «desiderata» della Pinacoteca. Poi Brambilla ha fatto, sua volta, da Cicerone ai circa 200 bimbi di scuole internazionali milanesi, festoso corteo che l’accompagnava fra museo ed orto botanico: «Cari bambini questo patrimonio è inestimabile: dovete dire a mamma e papà di portarvi qui e poi all’estero». Dall’estero però arriva il modello Louvre, paradigma cui Brambilla si ispira per contribuire a rifondare Brera, rilanciandola fra le prime meta del turismo culturale italiano. Intanto una promessa: le didascalie arriveranno. E presto. In inglese ed anche in cinese.

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