Il miracolo del tennis, nonostante tutto

Egregio Dr. Lussana, leggo il suo articolo «Se lo sport riesce a fare il miracolo a Genova» apparso sul Giornale del 19 settembre scorso e mi ritrovo nelle sue parole. Ho fatto parte dello staff organizzativo dell'Aon Open Challenger e, più marginalmente, della Coppa Davis e ho vissuto personalmente gli sforzi profusi per la realizzazione di questi due eventi. Mi preme rimarcare la sua espressione «non grazie alle istituzioni, ma nonostante le istituzioni»: Genova repubblica marinara, terzo porto del Mediterraneo, non è nulla se non quando un gruppo di privati, mettendoci (e rimettendoci... sia chiaro) di loro tasca investono i propri mezzi, il proprio tempo, le proprie strutture, i propri uomini, per portare questa città agli onori del mondo. E tutto ciò «nonostante le istituzioni», e sì, perché queste, non solo non hanno contribuito ma hanno pure creato degli ostacoli, troppo indaffarate a finanziare ed organizzare il Gay Pride o la Notte Bianca, che tanto prestigio donano alla città!
Per ospitare un torneo di tennis da 100mila dollari e un'incontro di Coppa Davis abbiamo dovuto «vestire a festa» Valletta Cambiaso. Lo Stadio Beppe Croce, uno dei «catini» più belli d'Italia, dicono gli esperti, forse il più bello dopo il Foro Italico. Forse... Ma noi abbiamo lavorato due mesi per nascondere lo scempio della gestione comunale che ha ridotto questo parco ad un percorso di guerra. Ora la festa è finita: i gazebo bianchi del villaggio ospitalità, i punti ristoro e le tribune imponenti verranno smontati, le centinaia di piante offerte da uno sponsor per occultare il vero stato delle cose verranno portate via e il parco dove i bambini vorrebbero giocare a pallone, ma non possono perché la pavimentazione è stata sollevata dalle radici degli alberi e non c'è un ristoro dove poter prendere una bottiglietta d'acqua o un caffè, tornerà quello di sempre, abbandonato a sé stesso.
Gli imprenditori hanno fatto quello che dovevano (e quello che potevano), Federer è arrivato, ha giocato a pochi metri dagli occhi incantati degli appassionati di tennis (e non). Ora tocca ai genovesi capire che non c'è più tempo, bisogna conferire i poteri di gestione di questa città ad una pubblica amministrazione che sappia lavorare onestamente e che non spenda i nostri soldi per proporci delle Notti Bianche, perché la notte sarà anche bianca ma la mattina dopo, quando sorge il sole, continueremo ad inciampare nei marciapiedi rotti e a mandare i nostri figli alla scuola comunale con il rotolo della carta igienica nella cartella.