C'è stato un momento magico, in cui la navicella Orion si è orientata verso il Sole mentre questo tramontava dietro la Terra. "Non so cosa ci aspettassimo di vedere, ma abbiamo visto l'intero globo da un polo all'altro. L'Africa, l'Europa e l'aurora boreale. È stato spettacolare", ha detto il comandante Wiseman. "Niente ti prepara all'emozione che ti travolge", ha aggiunto l'astronauta Christina Koch.
Chi si è collegato alla diretta YouTube trasmessa dal canale della Nasa ha potuto assistere a quel momento storico in diretta, venerdì 3 aprile all'1.49 del mattino: la navicella ha spinto i motori a tutta potenza per uscire dall'orbita terrestre e fare rotta verso la Luna.
Era dal 1972 che un missione con equipaggio umano non tornava "da quelle parti: da allora, le altre spedizioni sono sempre rimaste molto più vicine alla Terra, letteralmente mille volte più vicine di oggi. Per noi che non siamo scienziati è impossibile comprendere il significato di tanta meraviglia: ci hanno spiegato che la missione americana Artemis II è una sorta di prova generale. Girerà dietro il lato a noi nascosto della Luna e rientrerà sulla Terra il 10 aprile. Fra due anni gli astronauti torneranno fra le stelle e allora atterreranno proprio: dicono che un giorno costruiremo basi lunari e da quelle partiremo alla volta di Marte.
Chissà cosa si prova a stare lassù, nel cielo nero sconfinato, stipati in una navicella in assenza di gravità, con tute spaziali studiate per mantenere sei giorni i livelli vitali di ossigeno in caso di incidente galattico. Appesi a un filo, altroché, a centinaia di migliaia di chilometri da casa.
Credo che dare un'occhiata fuori da quegli oblò riporti paradossalmente con i piedi per terra, con la t minuscola: se non muori dalla paura, ti rendi conto che non sei nemmeno mezzo granello di sabbia, che nell'infinità dell'universo sei niente, e inutile. Io li stiperei tutti in quella navicella, i grandi del mondo: una regolata e una palata di umiltà non potrebbero che giovare loro, affannati e patetici in guerre e pochezze umane che non pesano neanche un soffio.