Modì, anatomia di un successo

È facile esser bravi con Black & Decker, ironizzava uno slogan pubblicitario all’indomani della burla dichiarata dei tre studenti che scolpirono in diretta tv le famigerate teste ritrovate di Modì. Un po’ meno facile, forse, che un museo di provincia faccia in poco più di due mesi 35mila visitatori nonostante la mostra si intitoli «Modigliani». Se il buongiorno si vede dal mattino, dunque, l’esposizione che ha inaugurato la nuova sede del Museo d’arte di Gallarate lascia ben sperare per il futuro. Da qui al disallestimento, previsto per il 19 giugno, il «Mistico profano» ha buone probabilità di toccare quota 40mila biglietti visti i grandi picchi di afflusso durante i weekend, dal Varesotto ma anche da fuori regione, Svizzera compresa. Una ventina i dipinti esposti a firma del bohemienne livornese, in un excursus corredato da 35 disegni e da un esaustivo fondo documentale e fotografico. Il merito del successo va certamente agli organizzatori della mostra che, al di là del titolo «facile», sono riusciti a costruire un percorso di opere scelte tra le maggiori collezioni pubbliche e private, dalla Pinacoteca Agnelli di Torino alla Gnam di Roma a Brera. Ma va anche, probabilmente, al format di una struttura di 5000 mq aperta anche ad altri linguaggi artistici, alla sperimentazione e ai talenti del territorio. Per questo inizio d’estate, ad esempio, l’anfiteatro del museo ospiterà l’installazione intitolata «La superficie di uno specchio d’acqua» di Pierluigi Calignano, artista di Gallipoli ma milanese d’adozione, reduce da una lunga stagione al Ps1 del Moma di New York. Calignano, che è uno dei più interessanti «scultori» di recente generazione, eseguirà l’installazione in collaborazione con gli studenti del Liceo Artistico P. Candiani di Busto Arsizio. Contestualmente si inserisce un programma di concerti e performance con l’apertura straordinaria del museo nei fine settimana fino alle 22.30. Va aggiunto che la neonata fondazione diretta da Emma Zanella e presieduta da Angelo Crespi è l’ultimo tassello di una vocazione quarantennale al contemporaneo che da queste parti poggia le fondamenta sulla collezione di Silvio Zanella, arricchita da iniziative come il premio Gallarate per le arti visive e interventi sul territorio come quello che nel 2004 vide per le strade e i giardini della cittadina interventi di public art di giovani artisti italiani; tra cui ricordiamo «La casa sull’albero» di Loris Cecchini, lo «Scheletro» di Calignano, o l’«Architettura di luce» della novarese Enrica Borghi. Sempre la Gam, lo scorso anno, ha fatto da capofila al progetto «Twister» dei musei in rete, ospitando interessanti installazioni ambientali come «Codice Spaziale» di Carlo Bernardini, artista romano autore di sperimentali architetture composte di fibre ottiche.
Tornando al «Mistico Profano», la vincente retrospettiva di Modigliani farà da apripista ad altre mostre «maggiori» prevalentemente sul versante dell’arte moderna. «Per la prossima primavera -dice il presidente Angelo Crespi- la scelta potrebbe ricadere su una rosa di tre nomi: Giacometti, Balthus o Klimt. Vedremo». Prima di allora, è in programma un «flash» sugli anni 80 che vedrà mescolare opere plastiche dei cosiddetti Nuovi futuristi (movimento lanciato dallo scomparso gallerista milanese Luciano Inga Pin) a moda e design del decennio dell’edonismo. E, ad ottobre, la mostra di un’importante collezione milanese. «Quale? Top secret». Si vocifera l’intero nucleo di Paolo Consolandi, appena scomparso.

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