Adesso il Pentagono ammette: "Non abbiamo contenuto l'Isis"

Il capo del Pentagono Ash Carter: "La realtà è che siamo in guerra". Ma esclude un intervento di terra da parte degli Stati Uniti: "Americanizzerebbe il conflitto"

Adesso il Pentagono ammette: "Non abbiamo contenuto l'Isis"

"La realtà è che siamo in guerra". In un’audizione davanti alla commissione Difesa del Congresso il capo del Pentagono Ash Carter fa il punto sulla strategia degli Stati Uniti contro i tagliagole dello Stato islamico. Strategia che, nonostante Carter abbia "personalmente contattato" quaranta Paesi per chiedere un maggiore contributo nella lotta al Califfato, non ha ancora dato i risultati sperati. "Sono d’accordo con il generale Dunford che non abbiamo contenuto l’Isis", ha ammesso il capo del Pentagono sottolineando che dispiegare "significative" forze di terra americane in Siria e in Iraq è una cattiva idea perché "americanizzerebbe" il conflitto.

In un incontro con la stampa italiana il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha detto che il problema dell’Isis può essere risolto "abbastanza velocemente, se si sommano le potenzialità della coalizione americana e della Russia con la creazione di una chiara cooperazione con le forze di terra" che già combattono in Siria. Anche gli Stati Uniti sono convinti che solo una coalizione internazionale può sconfiggere una volta per tutte gli uomini di Abu Bakr al Baghdadi. Tuttavia, le diverse forze in campo faticano a dialogare tra loro. E, a conti fatti, soltanto Vladimir Putin sembra impegnarsi attivamente per spazzar via il Califfato. Per la prima volta ha confermato di aver usato un sottomarino schierato nel Mediterraneo per colpire obiettivi a Raqqa. Poco dopo Putin, ordinando l’analisi dei risultati dei raid, si è augurato che tali missili non debbano mai essere armati con testate nucleari. "Non c’è alcuna necessità di usare le armi nucleari contro l’Isis - ha subito corretto il tiro Lavrov - ce la possiamo cavare con quelle convenzionali, cosa che corrisponde pienamente alla nostra dottrina militare".

Le dichiarazioni di Putin la dicono comunque lunga sull'impegno russo in Siria. Eppure il premier turco Ahmet Davutoglu è tornato ad accusare Mosca di colpire soprattutto l'Esercito siriano libero che combatte Bashar al Assad: "In Siria la Russia sta compiendo un tentativo di pulizia etnica nei confronti delle forze turcomanne". E lo stesso Carter, davanti alla commissione Difesa del Senato americano, ha invitato Putin a "concentrarsi sulla parte giusta di questa guerra" contro lo Stato islamico. E ha chiesto più impegno contro il califfato agli alleati del Golfo.

"Spero che soprattutto le nazioni arabe sunnite del Golfo facciano di più...". Da parte loro gli Stati Uniti sono pronti a inviare elicotteri Apache e consiglieri militari in Iraq per aiutare le forze locali a riprendere il controllo di Ramadi.

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