Amministrative in Albania, un test per l'adesione all'Ue e il pericolo interno dell'Isis

Queste elezioni sono un “investimento per l'avvio dei negoziati di adesione all'Unione Europea”, che Tirana spera di ottenere in autunno

Amministrative in Albania, un test per l'adesione all'Ue e il pericolo interno dell'Isis

Si attendono per oggi i risultati delle elezioni amministrative albanesi, che ieri (domenica 22 giugno) hanno chiamato al voto 3milioni e 370mila persone. Si tratta di rinnovare i sindaci e i consigli comunali, ma in gioco c'è di più perché, come ribadito dal presidente Bujar Faik Nishani, queste elezioni sono un “investimento per l'avvio dei negoziati di adesione all'Unione Europea”, che Tirana spera di ottenere in autunno. Sotto controllo degli osservatori saranno la trasparenza del processo alle urne,ma soprattutto la gestione dell'ordine pubblico. Questa delicata fase pre-elettorale ha già rivelato tutte le debolezze del Paese perché negli ultimi giorni si sono intensificati gli scontri tra clan e si è verificato qualche attentato, probabilmente in connessione al fatto che molti tra i candidati sono “impresentabili”, pregiudicati e sospettati di legami con la criminalità organizzata e con le mafie locali. Tanto palese è questa connessione, che i diplomatici dell'Unione Europea e degli Stati Uniti hanno consigliato ai partiti di ritirare questi candidati dalle liste.

Ma a preoccupare non è solo questo caos, più o meno noto a tutti, quanto più il profilarsi di uno scenario nuovo in cui gli interessi del crimine organizzato, dell'Uck (esercito di liberazione operante anche in Kosovo e in Macedonia, mirante alla costruzione della Grande Albania) convergono con quelli dell'Isis. A fine marzo, la polizia albanese ha individuato una banda di criminali che inneggiano all'Isis a Lazarat, villaggio noto come “la capitale della Marijuana”, uno dei principali luoghi di produzione e smercio di stupefacenti. Proprio nell'ambito di un'operazione su vasta scala volta a contrastare la coltivazione di droga in tutto il Paese, la polizia si è ritrovata ad arrestare cinque giovanissimi delinquenti, in possesso di un vero e proprio arsenale composto da due fucili AK-47 con diversi caricatori e proiettili, un lanciagranate con munizioni e due pugnali-baionetta da guerra. Tra gli arrestati emergono in particolare le figure di Arbion Adil Aliko, classe 1995, e di Adil Alban Aliko, nato nel 1997, che sui propri profili Facebook inneggiano ripetutamente all'Isis e sostengono l'imam radicale kosovaro Shefqet Krasniqi, arrestato in varie occasioni e comparso in una lista di veterani dell'Uck. La cosa più grave è che oggi Arbion è già in libertà e continua a sostenere lo Stato Islamico sul suo profilo Facebook. Sempre a fine marzo la polizia albanese ha posto sotto sequestro una zona ritenuta essere la sede di un campo di addestramento congiunto per i membri dell'Uck e dell'Isis. Non si tratterebbe di una struttura stabile, ma di un'area utilizzata saltuariamente per incontri sporadici e brevi sessioni di addestramento militare. Nell'aprile 2014 un gruppo di “ribelli siriani” si sarebbe incontrato a Pristina con una delegazione del Kla (Kosovo Liberation Army, Uck kosovaro) e sarebbe passato proprio per questo campo per discutere di una cooperazione tra Uck e “resistenza siriana”.

Altro precedente dei presunti legami tra le due organizzazioni sono i graffiti comparsi nell'ottobre 2014 sulle pareti del monastero di Decani in Kosovo e sugli edifici circostanti. Le scritte inneggiano contemporaneamente all'Isis e all'Uck. Bisogna poi sottolineare che moltissimi dei foreign fighter albanesi e kosovari morti in Siria negli ultimi anni, e alcuni di quelli che sono lì a combattere, erano già registrati come membri del Kla o dell'Uck. Dževad Galijašević, noto analista musulmano bosniaco, e Predrag Ćeranić, professore dell'università di Banja Luka e capo dei servizi d'intelligence bosniaci durante la guerra, ci spiegano che c'è uno stretto legame tra le strutture dell'integralismo islamico di tutti i Balcani e che l'Uck beneficia delle competenze acquisite sul campo dai mujāhidīn bosniaci. Sebbene i fini dell'Isis e dell'esercito di liberazione albanese siano diversi, perché quest'ultimo ha il solo scopo di realizzare il progetto della Grande Albania e non di instaurare lo Stato islamico (dell'Uck infatti non fanno parte solo musulmani), delle connessioni tra le due strutture ci sono. E creano non pochi problemi alle forze antiterrorismo di tutta quest'area. Anche nella lista dei 50 attentatori di Kumanovo in Macedonia, che lo scorso 9 maggio hanno attaccato la cittadina al confine con la Serbia uccidendo e ferendo poliziotti e civili, compaiono moltissimi membri dell'Uck. “Si tratta di un fenomeno nuovo - riferisce Giovanni Giacalone, ricercatore Ispi- che osserviamo con grande attenzione e di cui attendiamo gli ulteriori sviluppi, soprattutto perché lo scenario jihadista albanese ha notevoli legami con l'Italia, utilizzata sia come bacino di reclutamento che come luogo di transito e di incontri per i combattenti europei con destinazione Siria”.

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