"Un attentato alla laicità". Il Tar dice no al burkini in piscina

I giudici di Grenoble accolgono il ricorso contro il nuovo regolamento che sdogana il costume islamico nelle piscine pubbliche. E l'associazione delle donne musulmane pro-burkini finisce sotto inchiesta

"Un attentato alla laicità". Il Tar dice no al burkini in piscina

Il nuovo regolamento approvato dal comune di Grenoble sarebbe dovuto entrare in vigore il prossimo primo giugno. È a partire da questa data che l’accesso alle piscine pubbliche sarebbe stato possibile anche alle donne musulmane fasciate nel burkini. Il provvedimento era stato approvato tra le polemiche la scorsa settimana. Ma a pochi giorni dall’introduzione delle nuove norme i giudici del tribunale amministrativo della città del sud-est della Francia hanno deciso di sospendere l’articolo 10 del documento, quello che contiene il via libera al costume simbolo dell’Islam più integralista.

A ricorrere contro la proposta del sindaco ecologista Éric Piolle era stato il prefetto della regione dell’Isère, su mandato del ministro dell'Interno, Gérald Darmanin. E proprio dall’account Twitter del numero uno del dicastero con sede a Place Beauvau è arrivato l’annuncio della sentenza. Una "notizia eccellente", la definisce Darmanin. Un risultato ottenuto "grazie agli strumenti della legge sul separatismo voluta da Emmanuel Macron". Secondo i giudici del Tar, infatti, lo sdoganamento negli spazi comunali della versione "halal" del bikini lederebbe "gravemente il principio di neutralità del servizio pubblico". "Un attentato grave alla laicità", incalza il ministro, che chiede al sindaco di scusarsi per la sua iniziativa.

Piolle, però, non è intenzionato a fare un solo passo indietro. Anzi. "La città farà appello al consiglio di Stato”, ha ribattuto via social. Nel mirino, però, c’è anche il presunto legame del sindaco con l’associazione Alliance Citoyenne, da anni in prima linea nella battaglia per portare il burkini sulle spiagge francesi, che ha di fatto ispirato il provvedimento votato dalla giunta di sinistra. L’organizzazione, che in passato era stata oggetto di polemiche per la vicinanza ai Fratelli Musulmani, è finita anche al centro di un’inchiesta su una possibile attività di dossieraggio e raccolta di dati sensibili riguardanti l’origine etnica e le convinzioni politiche e religiose di diversi soggetti.

Secondo la procura del dipartimento dell’Isére Alliance Citoyenne "avrebbe detenuto e manterrebbe ancora un certo numero di fascicoli contenenti informazioni di natura nominativa, la cui esistenza e il cui possesso ricadono sotto un regime giuridico di tutela delle libertà individuali". L’accusa al sindaco ecologista, quindi, è quella di voler strizzare l’occhio all’islam politico e "alle associazioni islamiste che vogliono ingaggiare un braccio di ferro con lo Stato".

A festeggiare per la decisione dei giudici del tribunale amministrativo è anche la leader del Rassemblement National, Marine Le Pen, che promette di presentare una proposta legge per "vietare definitivamente" quello che definisce "un abito della propaganda islamica radicale". Sarebbe d'accordo con una decisione di questo tipo il 66 per cento dei francesi che oggi, secondo un recente sondaggio dell'istituto Ifop, si dichiara contrario alla legalizzazione del burkini in Francia.

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