Attentato a San Pietroburgo, in azione un 22enne kirghiso

Il terrorista è Akbarjon Djalilov. Forse attacco kamikaze: un solo sospetto in azione. Si segue la pista islamista. Il bilancio sale a 14 vittime e 45 feriti

Attentato a San Pietroburgo, in azione un 22enne kirghiso

Il sospetto responsabile dell'attacco alla metropolitana di San Pietroburgo è un cittadino russo nato in Kirghizistan. Si tratterebbe del 22enne Akbarjon Djalilov. La pista è quella della jihad, la guerra santa dettata dal Corano. I servizi segreti di Mosca sapevano della preparazione di attentati terroristici: erano stati avvertiti da un russo che collaborava con l'Isis ed era detenuto dopo il suo ritorno dalla Siria. Secondo il servizio di sicurezza russo Fsb sono almeno settemila i cittadini provenienti dalle diverse Repubbliche dell'ex-Urss, dei quali 2.900 russi, ad aver raggiunto come foreign fighters le fila dello Stato islamico.

Parlare ieri sera del coinvolgimento di un cittadino del Kazakistan, il 22enne Maksim Arishev, nell'attacco terroristico alla metropolitana di San Pietroburgo era prematuro. Dopo che ieri notte i media russi hanno riferito che si traterebbe di un attacco suicida sferrato da un giovane proveniente dall'Asia centrale Anuar Zhainakov, il capo del servizio stampa del ministero degli Esteri kazako, aveva infatti invitato alla calma. Le foto diffuse, che indicano il ragazzo come originario dell'Asia Centrale, lo mostrano con gli occhiali, una giacca marrone con il cappuccio e un cappello blu. In spalla, lo zainetto che avrebbe contenuto l'ordigno rudimentale, poi esploso nel terzo vagone tra la metro "Tekhnologhichesky Institut" e "Sennaya Ploshchady". Il giovane, prima di infilarsi nel vagone e compiere l'attentato, avrebbe lasciato l'ordigno poi trovato inesploso alla stazione di "Ploshchad Vosstaniya". La sua follia jihadista lascia a terra quattordici morti e quarantacinque feriti.

L'antiterrorismo russa starebbe seguendo la pista di un kamikaze membro di un'organizzazione terroristica islamista messa al bando nel Paese. "Il kamikaze - sostiene una fonte dei servizi di sicurezza - avrebbe celato l'ordigno in uno zaino". Il tutto "sulla base dei resti ritrovati che fanno propendere per un'esplosione causata da un attentatore suicida - ha aggiunto la fonte dietro condizione di anonimato - ma la certezza potrà solo venire dopo l'esame del dna". Ieri alle 21.06 (ora locale) al Consolato generale kazako di San Pietroburgo è arrivata la chiamata di Irina Arishev da Almaty che ha riferito che, dopo l'attentato in metropolitana (guarda il video), non è riuscita più a mettersi in contatto con il figlio Maksim Arishev, studente del terzo anno di studi di economia nell'università della città sul Baltico. Oggi, poi, la smentita e la nuova pista. Adesso gli occhi sono puntati su Akbarjon Djalilov (o Akbarzhon Jalilov), nato nella città di Osh nel 1995. Il kirghiso aveva ricevuto un passaporto russo nel 2011 su richiesta del padre che in quel momento era cittadino della Federazione russa, dove lavorava da circa dieci anni.

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