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Chi era Alce Nero, il capo indiano che la Chiesa vuole beato

Leader spirituale e testimone del massacro dei Sioux, convertì i membri delle tribù

Chi era Alce Nero, il capo indiano che la Chiesa vuole beato

Per l'Enciclopedia delle Grandi pianure, una pubblicazione dell'Università del Nebraska, fu "probabilmente il leader nativo americano più influente del Ventesimo secolo". Un guerriero della tribù Oglala della nazione Sioux, uno sciamano, ma anche un cristiano, battezzato dai missionari inviati dalla Chiesa, che visse il periodo dell'espansione verso Ovest degli insediamenti americani. Questo fu Alce Nero, l'indiano d'America che ora i vescovi vogliono fare beato.

Nato in quello che sarebbe diventato il moderno Wyoming, Hehaka Sapa (Alce Nero) si distinse da altri capi che lo avevano preceduto, da Cavallo Pazzo a Toro Seduto, perché a renderlo noto non furono le gesta che compì in guerra. Aveva nove anni quando, malato, ebbe una visione mistica che raccontò poi al poeta del Nebraska John G. Neihardt, che la mise su carta in Black Elk Speaks, un libro che avrebbe poi trovato la fama tra i molti alla ricerca di una spiritualità alternativa.

Alce Nero fu prima un wichasha wakan, un guaritore tradizionale e solo in un secondo momento un messaggero della fede cristiana, che si dice abbia convertito centinaia di membri delle tribù indiane. Il battesimo avvenne nel dicembre 1904, nel giorno di San Nicola, da cui ricevette il nome di Nicholas e dopo il quale cominciò a fare proselitismo, dire Messa e insegnare la Bibbia.

Nonostante una vita dedicata prevalentemente alla spiritualità, Alce Nero fu presente a due momenti tragici della storia Sioux: la battaglia di Little Bighorn, dove gli indiani d'America affrontarono le truppe del generale Caster e il massacro di Wounded Knee nel 1890.

Di recente la Chiesa americana ha accolto la richieste dei discendenti di dare il via al processo che potrebbe portare alla beatificazione del Capo Sioux, non senza dubbi, dovuti al fatto che gli studiosi si dividono sul suo conto tra quanti ritengono che la sua conversione fu sentita e quanti vedono in lui piuttosto un pragmatico che cedette alle insistenze dei missionari, tra i quali c'erano molti preti gesuiti, le "vesti nere", come li chiamavano i membri delle tribù nordamericane.

In particolare Charlotte Black Elk, discendente del capo Sioux e attivista Lakota che al cristianesimo non si è mai convertita, rimanendo fedele ai riti pagani, ha usato in passato parole molto dure nei confronti della Chiesa, parlando di un "genocidio spirtuale" dei nativi e raccontando i suoi dubbi sulla causa per la beatificazione al New Yorker.

Nato libero, Alce Nero morì quando aveva circa 84 anni nel villaggio di Manderson, all'interno della Riserva di Pine Ridge nel Sud Dakota. Nel 1980 il Congresso ha dedicato al suo nome una zona naturalistica nella Black Hills National Forest e in agosto il governo ha rinominato il Picco Harney, nel Sud Dakota, in Picco Alce Nero. Se la Chiesa dovesse canonizzarlo andrebbe a raggiungere Kateri Tekakwitha, patrona amerinda del Canada, che Benedetto XVI proclamò santa nell'ottobre 2012.

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