La Corea del Nord non è la Siria

Uno sguardo alle opzioni militari contro la Corea del Nord che non garantirebbero la vittoria assoluta. La pista diplomatica resta l’opzione migliore

La Corea del Nord non è la Siria

La Corea del Nord non è la Siria. Un attacco preventivo convenzionale contro la Corea del Nord ridurrebbe certamente le capacità militare del paese, ma non escluderebbe la ritorsione contro Seul. Tuttavia, qualsiasi decisione sarà affidata all’infallibilità e capacità di discernimento concessa al Presidente degli Stati Uniti.

Il pattugliamento del Gruppo da Battaglia della portaerei Carl Vinson davanti le coste della penisola coreana è senza dubbio una prova di forza e dimostrazione politica nei confronti di Pyongyang, certamente non un asset in grado di decapitare la forza militare del regime. Da premettere che l’opzione migliore per fermare il programma missilistico e nucleare della Corea del Nord, è quella diplomatica per i motivi che andremo a spiegare.

Le opzioni di Trump

Il Consiglio per la Sicurezza Nazionale, secondo prassi obbligatoria, ha presentato al Presidente degli Stati Uniti il ventaglio di tutte le opzioni disponibili (blue sky options) per rispondere al programma nucleare della Corea del Nord. Si guarda con apprensione a sabato prossimo 15 aprile, compleanno di Kim Il-sung, fondatore dello Stato. Il Nord ha condotto test nucleari nel 2006, 2009 e nel 2013. Il quarto test nucleare si è svolto nel gennaio dello scorso anno, due giorni prima il compleanno di Kim. Il quinto test è avvenuto lo scorso settembre, a margine delle manifestazioni per il 68° anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Democratica di Corea e pochi giorni dopo il vertice economico del G-20 in Cina. I satelliti confermano che i lavori preparatori sul sito di Punggye-ri, si sono conclusi da settimane. Nello specifico, sono stati ultimati gli interventi nel terzo tunnel, North Portal, della struttura di prova, ad oggi non ancora utilizzato. Il North Portal dovrebbe trovarsi ad una profondità di 550 metri. Il sito di Punggye-ri è distante 116 chilometri dal vulcano sul Monte Baekdu. Una maggiore profondità potrebbe comportare un aumento dell’apporto di uranio o diverse detonazioni.

Reintrodurre asset nucleari in Corea del Sud

La possibilità di reintrodurre armi nucleari tattiche in Corea del Sud, ritirate più di 25 anni fa, sarebbe altamente provocatoria. Se Trump decidesse in tal senso, la base aerea di Osan, a meno di 50 miglia a sud della capitale Seoul, sarebbe la prima struttura estera ad ospitare asset nucleari dalla fine della guerra fredda. Altamente provocatoria, potrebbe soltanto esacerbare i già precari rapporti con Pyongyang, considerando altamente remota la possibilità di un attacco nucleare preventivo ed esporre la Corea del Sud nel quadro regionale. Nelle ore scorse, è stata avanzata l’ipotesi di schierare bombardieri strategici B-2/B-52 permanentemente a Guam con regolari pattugliamenti in Corea del Sud.

Decapitare la linea di governo

Eliminare Kim Jong-un, l’intera linea decisionale e le figure connesse con il programma missilistico e nucleare della Corea del Nord. E’ una delle peggiori opzioni poiché si tratta di decapitare un regime. A gestire tali operazioni sarebbe la CIA. Teoricamente parlando e qui ci basiamo solo sulle definizioni, la decapitazione è una strategia allettante quando vi sono figure imprevedibili e pericolose come quella di Kim Jong-un. Tuttavia decapitare la linea politica di un regime comporta delle soluzioni politiche immediate. La Cina avrebbe già espresso parere contrario a tali operazioni di assassinio. Pechino teme una crisi umanitaria a ridosso dei suoi confini qualora cadesse il regime.

Operazioni segrete

Reparti speciali Usa e della Corea del Sud dietro supervisione CIA, si infiltrerebbero nel Nord per sabotare le strutture chiave e la rete viaria primaria per bloccare il movimento dei lanciatori. Tuttavia, quando si considerano azione del genere, è importante riconoscere le variabili e le lacune di intelligence che complicano inevitabilmente il processo decisionale politico e militare. Gli Stati Uniti ignorano l’esatta ubicazione degli oltre duecento lanciatori, molti dei quali nascosti in bunker corazzati a profondità ignote e la reale ramificazione del programma nucleare della Corea del Nord. La distruzione delle infrastrutture nucleari note della Corea del Nord, non sarebbero sufficienti per annullare la ritorsione. Senza considerare, infine, che la cattura di uno o più operatore dei reparti speciali Usa provocherebbe inimmaginabili conseguenze psicologiche in patria. Quello avvenuto con l’Iran dovrebbe far riflettere.

Operazioni informatiche

La Casa Bianca potrebbe ordinare una guerra informatica ed elettronica totale, ma senza alcun tipo di garanzia. La tecnologia left of launch è efficace se indirizzata contro obiettivi identificati, come il worm Stuxnet in Iran. Gli obiettivi della Corea del Nord sono molteplici e schierati su lanciatori mobili. In un approccio dove il tempismo è fondamentale, gli hacker del Pentagono e dell’unita Spartan 3000 della Corea del Sud, dovrebbero disabilitare in remoto i sistemi missilistici, provocando il fallimento del test. Tuttavia, in un contesto operativo, anche se tutti gli attacchi informatici riuscissero a disabilitare i missili schierati in posizione di lancio, sarebbe impossibile hackerare i sistemi nascosti nei bunker sotterranei del paese. Ecco perché la Corea continua a sviluppare un Icbm mobile che, potenzialmente, sarebbe in grado di minacciare gli obiettivi in ​​tutto il mondo.

Attacco convenzionale

La forza stimata per un attacco preventivo contro Pyongyang sarebbe di dieci bombardieri strategici B-2 equipaggiati con asset GBU-31 e GBU-57 e 24 F-22 che decollerebbero dagli aeroporti in Giappone e Corea del Sud. Non meno di 500 Tomahawk verrebbero lanciati a ondate da diverse piattaforme, compresi almeno due sottomarini classe Ohio riconvertiti in ruolo SSGN. Tale forza è ritenuta in grado di danneggiare gravemente tutte le infrastrutture connesse con il programma nucleare della Corea del Nord, così come tutte le armi stoccate nei siti corazzati e le principali strutture comando dell’esercito. La distruzione delle infrastrutture nucleari della Corea del Nord, potrebbe non essere sufficiente per annullare la ritorsione. Pertanto, anche se gli Stati Uniti possono essere ragionevolmente certi di arrestare un duro colpo all'infrastruttura nucleare nella prima ondata, sarebbe necessario un grado di cognizione assoluta per annullare ogni tipo di ritorsione.

La pista diplomatica, l’unica soluzione

Al Presidente degli Stati Uniti è concessa la facoltà di tramutare un conflitto convenzionale in nucleare. Le opzioni nucleari contro la Corea del Nord esistono da tempo. Sarebbero necessari meno della metà dei missili Trident II della linea leggera da attacco, testate W76/Mk4A da 100 Kt trasportati da un solo sottomarino Ohio, per cambiare per sempre il destino della Corea del Nord e del mondo. Nessuno sa quello che accadrà una volta avviati i lanci, mentre ancora più pericolose potrebbero essere le implicazioni sulla stabilità strategica mondiale. Escludendo l’opzione nucleare ed una inimmaginabile invasione terrestre (il fanatismo dei militari del Nord andrebbe considerato alla stregua delle forze giapponesi in patria durante la seconda guerra mondiale), ogni tipo di azione militare fisica o virtuale innescherebbe una violenta rappresaglia su Seul, con granate (probabilmente chimiche) da artiglieria utilizzate nel targeting indiscriminato della capitale e dei suoi sobborghi.

Le opzioni militari contro la Corea del Nord non garantirebbero la vittoria assoluta. La pista diplomatica resta l’opzione migliore. Ed il ruolo della Cina sarà determinante. L'88% di tutte le importazioni della Corea del Nord provengono dalla Cina. Le esportazioni sono all’86%. Pechino ha un ruolo fondamentale nel garantire il rispetto delle sanzioni delle Nazioni Unite come, ad esempio, per la fornitura di carbone. I tentativi di instaurare rapporti economici e politici con la Russia non hanno avuto esito positivo.

La famiglia Kim chiede il rispetto internazionale e cerca, soprattutto, di sopravvivere. Il rispetto internazionale si basa sul riconoscimento a potenza nucleare così da reimpostare le relazioni con i diretti antagonisti come la Corea del Sud e gli Stati Uniti.

Il graduale aumento della pressione militare sul regime nordcoreano per ottenere un risultato politico, nella speranza che non precipiti in un conflitto reale, è un elemento debole e pericoloso per la politica degli Stati Uniti. In assenza di una nuova iniziativa diplomatica, la situazione di per se instabile nella penisola coreana, continuerà a peggiorare.

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