Coronavirus, quei numeri sui contagi che inchiodano la Germania

Il professor Henrik Enderlein solleva un dubbio sul reale numero dei pazienti tedeschi. I numeri sono come i nostri

Il nuovo coronavirus è anche questione di numeri. L'Italia in questo momento è il Paese europeo maggiormente colpito dal Covid-19 eppure, dando uno sguardo all'epidemia in corso in Germania, emerge un dubbio. Siamo sicuri che a Berlino la situazione sia così sotto controllo come voglia farci credere il governo tedesco?

A sollevare l'interessante quesito è stato Henrik Enderlein, professore di economia politica del Jacques Delors Centre, nonché presidente della Hertie School. Il suo tweet è chiaro ma emblematico: “Coronavirus: l'epidemia in Italia è davvero così diversa dall'epidemia in Germania (come suggerito da molti)? Per quello che vale, guardate questi numeri. Impressionante”.

Vediamoli anche noi questi numeri. Con la sua osservazione il professor Enderlein si riferisce all'andamento dei contagi nei due Paesi in due differenti periodi. In Italia vengono presi in considerazione i casi registrati dal 25 al 29 febbraio, in Germania dal 4 all'8 marzo.

I numeri sospetti

Il 25 marzo l'Italia conta 229 casi totali tra contagiati, morti e guariti. Il 26, cioè il giorno dopo, la cifra sale a 374. La progressione continua: 428 il 27 febbraio, 650 il 28 e 88 il 29 febbraio. Prendiamo la Germania: il 4 marzo i tedeschi confermano 240 casi, quindi 349 (5 marzo), 534 (6 marzo), 684 (7 marzo) e 847 (8 marzo). Come si può notare, l'andamento è identico: inizia tutto con poco più di 200 pazienti, passa a 350-360, sale a oltre 500 e si impenna ben oltre i 600 e 800 casi.

Per approfondire la questione è utile dare uno sguardo anche ai bollettini ufficiali pubblicati dall'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms). Il 25 febbraio, quando in Italia i casi totali erano 229, la Germania ne contava appena 16. Nei quattro giorni successivi il numero saliva rispettivamente a 18 (26 febbraio), 21 (27 febbraio), 26 (28 febbraio) e 57 (29 febbraio).

È difficile dare risposte certe ma è tuttavia possibile avanzare un'ipotesi: osservando l'andamento dei contagi, i tedeschi si troverebbero nella nostra stessa condizione, con un numero simile di casi. Inspiegabile, inoltre, il fatto che in terra tedesca, fin qui, non ci fossero ancora decessi, visto e considerando che il numero totale dei contagiati ammonta a 1.112. In Italia, giusto per fare un paragone, le vittime sono più di 350.

Dopo giorni di sostanziale calma piatta, ecco il boom inaspettato. I numeri hanno iniziato a schizzare alle stelle: si parla di due vittime e 1.139 casi di contagio accertati, di cui 484 in Renania settentrionale-Vestfalia.

Da considerare, inoltre, una notizia riportata lo scorso febbraio dal sito della televisione di Stato tedesca Deutsche Welle. Proprio mentre nel mondo intero stava scoppiando la bolla coronavirus, la Germania dichiarava di dover affrontare un'ondata di casi di influenza senza precedenti: 80mila. Un rapporto pubblicato dal Robert Koch Institute (Rki) rilevava inoltre che 130 persone erano morte a causa di quella influenza misteriosa. Il sospetto è che si trattasse già allora di Covid-19.

"Siamo all'inizio dell'epidemia"

Al netto dei dubbi iniziali la diffusione del coronavirus in Germania ha iniziato a spaventare il governo. Il presidente del Robert Koch Institut, Lothar Wieler, ha affermato chiaramente che "siamo all'inizio dell'epidemia". A detta del capo dell'Rki, "riusciremo ad averne ragione se tutti coloro che hanno responsabilità affronteranno la crisi in modo conseguente".

Tra le misure da prendere, così Wieler, anche quella di escludere nelle cliniche le operazioni e gli interventi "non necessari". E in generale pazienti affetti da coronavirus potrebbero essere ricoverati negli ospedali "in modo diverso" dagli altri, in modo che gruppi di personali si occupino solo di loro, proteggendosi meglio da eventuali contagi.

L'istituto consiglia anche che i cittadini evitino di andare ad affollate partite di calcio e propone l'annullamento di eventi pubblici non necessari. "Molto più importante la salute delle persone più anziani che una partita di calcio", ha detto Wieler. Migliaia di persone sono finite in isolamento: 5mila nel Brandeburgo, nella cittadina di Neustadt/Dosse.

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