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Così Italia e Russia evitano le restrizioni economiche Ue

Viaggio in Russia, nell’unico Paese ad avere il coraggio di duellare economicamente (e non solo) con gli Stati Uniti

Così Italia e Russia evitano le restrizioni economiche Ue

Si mostra orgogliosa, Mosca. Come sempre, non tradisce le aspettative di chi va alla ricerca del nuovo fulcro economico mondiale. La Russia è forse l’unico Paese ad avere il coraggio di duellare economicamente (e non solo) con gli Stati Uniti. Unione Sovietica o meno, Comunismo o meno. La visione ostinatamente etnocentrica dell’Occidente, invece, porta a girarsi dall’altra parte di fronte agli sviluppi sempre più crescenti di uno Stato che farà molto parlare di sé nei prossimi anni. Ma mettere piede nella città di Puškin non lascia spazio all’immaginazione. L’aerosità degli spazi e l’imponenza dei grattacieli gotici costruiti dal regime staliniano si intrecciano al rigore emotivo e sociale di un popolo. Ciò che subito salta agli occhi è la meticolosa organizzazione dei servizi, adornati dei più moderni strumenti tecnologici del mondo contemporaneo. E quello dei trasporti è solo uno dei sistemi più emblematici per notare e comprendere i profondi investimenti che sta facendo il Paese intorno alla sua città simbolo. Il treno che conduce dall’aeroporto internazionale Domodedovo al centro della città è stato acquistato nel 2013 (avete letto bene) ed è un diretto con tutti i comfort che offre servizio gratuito di internet. Tanto per intenderci, stiamo parlando della versione russa del nostro "Leonardo Express", un sorta di treno merci con un prezzo del biglietto eccessivo e senza alcun servizio. Insomma, per noi una chimera. Senza contare l’intricato e rigoroso sistema delle metropolitane: qui i treni arrivano con un’attesa media di 2 minuti e sono affollati da 22 milioni di russi ogni giorno.

Anche qui, il wi-fi è garantito. Insomma, quell’immagine primigenia della Russia sovietica (di cui molti sono ancora vittime), divisa tra cooperative agricole (kolchoz) e fattorie di stato (sovchoz), è davvero lontana, almeno ad Ovest del Paese. Il mercato russo è invece in sostanziale crescita e l’economia in forte sviluppo. Basti pensare che Mosca vanta il più basso tasso di disoccupazione di tutti i distretti federali, con un tasso pari a solo l'1% rispetto alla media nazionale del 7%. E tutto ciò nonostante l'escalation di sanzioni economiche dell’Unione Europea con il beneplacito (manco a dirlo) degli Usa. Un pacchetto di restrizioni e di dazi doganali per limitare lo scambio commerciale ed infliggere un duro colpo all’economia della Federazione Russa. Un piano studiato ad hoc ormai attuato da circa un anno, dal momento in cui si volle dare una "risposta alle azioni illegali in Ucraina". Nel corso dei mesi quel corpus di provvedimenti è andato a colpire anche e soprattutto l’Italia, che ora sta già pagando dazio con forti limitazioni nell’esportazione; nel 2013, infatti, il nostro Paese ha esportato nella Federazione Russa per 10,4 miliardi di Euro (+4,7%), rappresentando il quinto fornitore con una quota del 4,8%. Meccanica strumentale, semilavorati, componentistica e ancora alimenti, arredamenti e abiti made in Italy sono i comparti più esportati. Senza contare la proprietà intellettuale proveniente dal Bel Paese. In questa immensa ragnatela di numeri e prodotti, è proprio il settore delle innovazioni ad "aggirare" il diktat europeo. Come ha fatto l’imprenditore italiano Vincenzo Trani, che ha inaugurato proprio nella capitale moscovita il servizio di car sharing cittadino: "Delimobil". Un investimento di circa 10 milioni di euro, che prevede il pagamento delle auto tramite una App scaricabile sui cellulari, sul modello del servizio milanese nato durante le «Giornate di Mosca a Milano» del maggio 2014. E, manco a dirlo, l’offerta esportata a Mosca funziona perfettamente: ottimo servizio, cura e manutenzione dei mezzi, col risultato di una sempre più crescente domanda. All’inaugurazione di «Delimobil», lo scorso settembre, l’ambasciatore italiano Ragaglini aveva parlato di «contributo importante alla collaborazione economica tra i nostri Paesi, che continua ad essere solida». Nonostante tutto. Sembra che sia proprio dalle nuove tecnologie che passi il riscatto di due Paesi sostanzialmente vessati dai dazi, indipendentemente dagli assetti politici. E’ ancora una volta dalle possibilità offerte dagli smartphone che nasce il progetto italiano "Smartour", applicazione dedicata al turismo con vocazione social e capace di generare business. L’obiettivo, guarda caso, è ancora una volta quello di promuovere gli scambi culturali ed economici tra Italia e Russia. Si tratta di un database che raccoglie informazioni turistiche e culturali su città russe e italiane accomunate da un passato bizantino. Idea quantomeno interessante, nata forse anche dalla poca propensione dei russi a dare informazioni e offrire del tempo ai turisti, sballottati tra indicazioni in cirillico e sbuffate dei residenti. E si stanno diffondendo a macchia d’olio progetti italiani oltre Europa. Insomma, il flusso economico e intellettuale tra Italia e Russia non si è arrestato, ma si è spostato in altri comparti, come quello dei nuovi media. Forse siamo davvero di fronte a una rivoluzione nella rivoluzione. E questa volta non è bolscevica.

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