Ecco 4 motivi per cui il "sofagate" è molto più di uno sgarbo diplomatico

L'arroganza di Erdogan, il radicalismo islamico, l'impotenza di Michel e la debolezza dell'Unione europea. Quella "sedia mancante" dice molto sullo stato di salute dell'Europa

Ecco 4 motivi per cui il "sofagate" è molto più di uno sgarbo diplomatico

L'imbarazzo. Dev'essere serpeggiato ovunque. Solo dopo ha lasciato spazio all'irritazione. Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione Ue e quindi rappresentate di ogni singolo Stato del Vecchio Continente alla corte del Sultano, mollata in piedi senza una sedia su cui accomodarsi. Le hanno riservato un sofà, qualche metro più in là, a debita distanza dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan che, senza batter ciglio, si godeva la scena studiata a tavolino per infierire sulla debole Unione europea e per ribadire non solo che in quella stanza comanda lui ma soprattutto che tra le due controparti è lui ad essere quello forte. Una forza che gli deriva dai successi ottenuti sul campo, nella lotta allo Stato islamico nella Siria martoriata, nell'ingerenza strategica sul territorio libico devastato dalle lotte clandestine e nella gestione della bomba migratoria alle porte dell'Europa.

La Von der Leyen non ha battuto ciglio: ha incassato e si è seduta, relegata sul sofà. Le proteste sono arrivate dopo, attraverso un comunicato stampa, quando ormai era troppo tardi. "La presidente era chiaramente sorpresa - ha provato poi a spiegare il portavoce della Commissione, Erica Mamer - ha preferito dare la priorità alla sostanza piuttosto che alle questioni di protocollo o di forma, e questo è certamente ciò che i cittadini dell'Unione europea si aspettavano da lei". In realtà, nel vedere quelle immagini lì (guarda il video), la stragrande maggioranza deve aver pensato che la presidente della Commissione europea avrebbe dovuto opporsi, magari andarsene, anziché ingoiare il rospo e tacere dimostrando, ancora una volta, la sottomissione dell'Unione europea ai capricci del Sultano. Sottomissione resa ancora più plastica dall'impassibilità del presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, che si è accomodato senza farsi troppi poroblemi alla destra di Erdogan. Tanto più che, nelle goffe scuse pubblicate qualche ora dopo, ha dimostrato di non aver compreso a fondo la gravità del fatto. "Sono rattristato - ha scritto infatti - perché questa situazione ha messo in ombra l'importante e benefico lavoro geopolitico che abbiamo svolto insieme ad Ankara e di cui spero che l'Europa raccolga i frutti". Ma è possibile raccogliere frutti con chi non ti rispetta? Quanto accaduto ad Ankara travalica, infatti, i confini dello "sgarbo diplomatico". È molto più grave soprattutto se si considera il fatto che in futuro potrebbe ripetersi in altri contesti diplomatici e questo per ben quattro motivi.

L'aggressività islamista di Erdogan

Se inizialmente il suo obiettivo era avvicinare la Turchia all'Unione europea, da un po' di anni a questa parte il suo orizzonte è cambiato diametralmente. Il nazionalismo, bussola della sua politica interna ed esterna, sta portando il Paese nelle braccia del radicalismo islamico. La dimostrazione più efficace di questa strategia è stata la riconversione di Santa Sofia in moschea. Senza dimenticare il modo in cui Ankara finanzia buona parte dell'islamismo radicale in Europa. L'aggressività con cui si muove Erdogan non è poi così dissimile dall'uso che fa dei migranti, rinchiusi nei tanti campi profughi aperti sul suolo turco, per ricattare Bruxelles e ottenere sempre più soldi. Anche l'interventismo nello scacchiere mondiale è figlio di questa strategia: non solo nella vicina Siria dove, dopo aver tacitamente spalleggiato le forza islamiste anti Assad, è sceso in campo contro le milizie dello Stato islamico anche per cogliere l'occasione per far carne da macello dei combattenti curdi, ma anche nella più lontana Libia dove, insieme al presidente russo Vladimir Putin, è riuscito a spezzare l'influenza europea su Tripoli e Bengasi.

La visione islamista della donna

Il secondo motivo, sempre connesso alla Turchia, è la visione che l'islam più radicale ha della donna. È anche vero, come ha notato Lorenzo Vista su InsideOver, che in passato il presidente turco aveva accolto altre leader donna come Angela Merkel o Theresa May, ma non si può non considerare i passi indietro recenti sul tema. Non più di due settimane fa Erdogan aveva deciso di ritirare il proprio Paese dalla Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne. Quello strappo non era piaciuto alla Von der Leyen che aveva commentato: "Sono profondamente preoccupata per il fatto che la Turchia si sia ritirata dalla Convenzione di Istanbul. Si tratta di proteggere le donne e i bambini dalla violenza. E questo è chiaramente un segnale sbagliato in questo momento". Al di là delle dichiarazioni di pancia l'Ue finge quotidianamente che il problema non esista: non solo nei rapporti diplomatici con la Turchia o con altri Paesi che calpestano dichiaratamente i diritti della donne, ma con le comunità islamiche più radicali che vivono nel Vecchio Continente.

Il grave silenzio di Michel

Il terzo motivo, forse il più grave, è la figura del presidente del Consiglio europeo. Che non si è scomposto quando la Von der Leyen è stata relegata a quattro metri di distanza da lui, di fronte al ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu che, stando al protocollo diplomatico, ha uno status inferiore. Anche Michel, a ben vedere, viene dopo per gerarchia alla presidente della Commissione europea. Fosse anche solo per questo avrebbe dovuto far il gesto di cedere il posto che Erdogan aveva pensato per lui. "In quel momento, pur percependo la natura deplorevole della situazione - si è poi giustificato - abbiamo scelto di non peggiorarla con un incidente pubblico". Eppure sarà stato chiaro anche a lui che quel "teatrino" era stato ordito ad hoc per metterli in difficoltà. Una sorta di prova di forza per stabilire che non solo in quella stanza a dettare le regole era lui, il Sultano. È così, dunque, che l'Europa intende rapportarsi nei confronti della Turchia?

Così l'Ue non difende i propri valori

Il quarto motivo va cercato in seno all'Unione europea. Sulla carta la presenza di Von der Leyen e Michel doveva mostrare tutta la forza dell'Unione, ma allo stesso tipo ha creato le condizioni per non riuscire a parlare con una voce unica, come leader politici di spessore. Non solo. Non importa quanto a livello comunitario si faccia per difendere i nostri valori, se non appena mettiamo il naso fuori restiamo impassibili dinnanzi a chi li calpesta. Si perde continuamente tempo dietro a battaglie futuli dettate dal politically correct e si perde via via di vista la difesa di quanto abbiamo di più caro: la nostra cultura. La Von der Leyen è stata trattata così non solo perché critica nei confronti delle politiche del Sultano, ma anche (e soprattutto) perché donna e per di più infedele. Se Michel avesse ceduto il proprio posto, avrebbe rimarcato con forza che certi valori non si discutono. Se entrambi i presidenti europei avessero lasciato quella stanza, avrebbero dimostrato al Sultano che l'Europa non può trattare con chi non la rispetta. Il punto è questo: vale di più quello in cui crediamo o la ragion politica?

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