Ecco cosa nascondono i tatuaggi del Battaglione Azov

Il ministero della Difesa russo mostra le immagini dei prigionieri del Battaglione Azov, accusato di simpatie neonaziste. Abbiamo analizzato i tatuaggi dei militari ucraini: cosa rappresentano

Ecco cosa nascondono i tatuaggi del Battaglione Azov

I soldati del Battaglione Azov vengono chiamati uno per uno. Un cenno dei soldati russi, che chiedono agli arresi di alzare la maglietta e di mettersi in mutande, è sufficiente. Gli uomini del Cremlino scrutano i miliziani alla ricerca di tatuaggi che, in qualche modo, richiamino la simbologia nazista. E ne trovano tanti. Del resto, il presidente Vladimir Putin - annunciando l'inizio dell'"operazione speciale", come l'ha definita il Cremlino - aveva promesso di voler "denazificare" l'Ucraina. E queste immagini, diffuse dal ministero della Difesa e rivolte innanzitutto al popolo russo, lo provano. Quella che i soldati di Mosca stanno combattendo è una guerra contro il nuovo nazismo.

Il simbolo più diffuso è quello del Battaglione, avvolto dai colori gialli e blu della bandiera ucraina. Come abbiamo già avuto modo di spiegare, si tratta del Wolfsangel, l'amo dei lupi, che fu il primo stemma del partito fondato da Adolf Hitler, poi entrato anche nell'iconografia delle Ss.

Altri soldati portano sulla pelle il sole nero, usato prima dalla Società Thule, una delle organizzazioni esoteriche che contribuirono al pensiero e all'ascesa del nazismo, e poi dalle Schutzstaffel, le già citate Ss.

Un altro elemento che ricorre frequentemente è il Totenkopf, la "testa di morto". Si tratta di un cranio dalla cui nuca emergono delle tibie incrociate. A partire dal 1809, questo simbolo venne ampiamente usato dall'iconografia militare e politica tedesca. Ma è durante il Terzo Reich che l'uso del Totenkopf raggiunge il culmine. Viene usato dalle Ss e, in particolare, dalle Ss-Totenkopfverbände. Fondate nel 1936, dopo l'annessione dell'Austria da parte della Germania, Hitler affidò loro la custodia dei campi di concentramento.

Le rune sono ampiamente usate dai soldati del Battaglione. In particolare l'Ôþalan, letteralmente "patrimonio, eredità". Simbolo di ferro, nell'antichità veniva sfoggiato per proteggersi contro i troll e, in generale, le influenze malvagie. Sotto il nazismo, questa runa fu usata dalla Settima divisione di montagna "Prinz Eugen", una unità delle Ss che venne impiegata sul fronte jugoslavo durante la Seconda guerra mondiale.

Oltre all'Ôþalan, alcuni soldati del Battaglione si sono fatti marchiare con il Lebensrune, impiegato dalle Ss usate nel (folle) progetto eugenetico Lebensborn, fortemente voluto e sostenuto da Heinrich Himmler, per difendere la razza ariana. Le svastiche tatuate sembrano diffuse. Ed è difficile credere - come affermato da Michail Pirog, capo del quarto Battaglione della Azov di stanza a Zaporizhzhia​ - che si tratti solamente di un "antico simbolo slavo, pan-europeo, persino indiano".

Anche perché c'è chi si è fatto tatuare sul collo il Sigrune, simbolo che indicava il sole ma che poi è stato associato alla vittoria (in tedesco Sieg, appunto) e poi alle iniziali delle Ss. Queste immagini sono state registrate all'esterno della fabbrica Azovstal, come si può intuire dallo sfondo e dal lungo viale presente alle spalle dei soldati del Battaglione Azov.

Il ministero della Difesa russo ha però diffuso anche altre foto, scattate in un luogo al chiuso, impossibile da identificare. Non sappiamo dunque se si tratta di foto di prigionieri di Azov oppure no. Ma sono significative, a patto che le si prenda con alcune cautele (come tutte le immagini che arrivano da questo conflitto). Nelle prime settimane della guerra, infatti, diversi media russi hanno diffuso alcuni video e fotografie, accuratamente montati, in cui si potevano vedere bandiere naziste e copie del Mein Kampf, stranamente intatto tra le pareti incenerite. Più recentemente, gli stessi media hanno mostrato anche un elmetto, fresco di pittura verde, su cui campeggia il Sigrune delle Ss. Difficile dire dove finisce la documentazione e dove inizia la propaganda. Fatta questa doverosa premessa, tra i frame diffusi diffusi dai russi si vede un soldato con un grande tatuaggio sul petto che raffigura un uomo incappucciato che sembra tenere in mano una torcia o, forse, una molotov. Una scena raffigurante una curva da stadio (è presente anche un uomo con un megafono) oppure un'immagine che celebra l'Euromaidan? Impossibile dirlo. Ma non si può non notare la grande croce celtica che domina il petto dell'uomo. Poco più in alto, due cifre: 14 e 88. Il sito dell'Anti defamation league spiega il significato di questi numeri: "Si tratta di una combinazione di due popolari simboli numerici dei suprematisti bianchi. Il 14 è l'abbreviazione dello slogan 14 parole: dobbiamo garantire l'esistenza del nostro popolo e un futuro per i bambini bianchi". L'88 invece rappresenta l'esclamazione Heil Hitler (l'H è infatti l'ottava lettera dell'alfabeto).

Un altro soldato ancora ha preferito immortalare Hitler, con svastica d'ordinanza al braccio. Un altro ancora, Stepan Bandera, il leader dell'Organizzazione dei nazionalisti ucraini (Oun) che collaborò - in maniera parecchio turbolenta - con i nazisti contro i sovietici e fu uno dei responsabili dello sterminio degli ebrei in Ucraina.

C'è poi un ultimo filone che i soldati di Azov hanno deciso di rappresentare sui propri corpi, quello esoterico, ovviamente presente anche nelle rune che hanno, appunto, un significato nascosto. Alcuni miliziani hanno tatuaggi con caproni, animali mitologici e pentacoli che richiamano il satanismo. Del resto, il nazismo, prima ancora di essere un movimento politico, è stato prima di tutto una cultura (esoterica) nata nel sottobosco dei circoli tedeschi tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, come ha dettagliatamente documentato il politologo Giorgio Galli.

Putin non sta combattendo per "denazificare" l'Ucraina. Basta guardare i numeri per capirlo. L'esercito ucraino può contare su circa 200mila effettivi, che possono arrivare a 900mila considerati i riservisti. Il Battaglione Azov, che nel 2014 aveva poche centinaia di seguaci, oggi può contare su qualche migliaio di uomini. Una percentuale minima se la si paragona alle forze armate di Kiev. Eppure i tatuaggi presenti sul corpo dei volontari ucraini dimostrano il legame tra loro e il Terzo Reich. Un legame che, in questi ottanta giorni di conflitto, è stato troppo a lungo dimenticato per giustificare la loro resistenza di fronte alle truppe di Mosca.

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