Elezioni in Egitto, l'unico sfidante di al-Sisi è un suo sostenitore

Urne aperte in Egitto per le elezioni presidenziali. Si vota fino a mercoledì. Circa 60 milioni di elettori sono chiamati a scegliere tra il presidente uscente, Abdel Fattah al-Sisi, e il suo unico sfidante, Moussa Mostafa Moussa

Pensate che strano sarebbe se, negli Stati Uniti, l'unico candidato che decidesse di sfidare Trump fosse un sostenitore dell'attuale presidente americano. Succede questo in Egitto, dove da oggi fino a mercoledì si vota per eleggere il presidente. Alle urne sono chiamati circa sessanta milioni di persone. I risultati sono attesi per il 2 aprile. I candidati sono due: l'attuale presidente, Abdel Fattah al-Sisi, generale e uomo forte del regime, e Moussa Mostafa Moussa, ricco imprenditore noto per essere stato, fino a poco fa, un grande sostenitore di al-Sisi.

Una gara fasulla? Moussa nega di essere un "burattino". Di certo si sa che ha sostenuto la campagna per la rielezione di Sisi fino al momento in cui è sceso in campo come candidato, forse per evitare che Sisi andasse incontro ad un'imbarazzante corsa in solitaria.

Possibile che non ci fossero altri candidati, neanche di facciata? C'erano, ma sono stati messi da parte. Uno di questi è Sami Anan, capo delle forze armate dal 2005 al 2012: a gennaio è finito in manette poco dopo aver annunciato la sua candidatura. Vista la mala parata altri hanno deciso di farsi da parte.

Al-Sisi, che corre per un secondo mandato quadriennale, ha invitato gli egiziani a recarsi alle urne: vuole una grande legittimazione popolare. E a contare, in questo caso, non sarà tanto il risultato (scontato) quanto l'affluenza. Alcuni movimenti della società civile hanno invitato gli egiziani a restare a casa, boicottando queste "elezioni farsa", che non hanno lasciato alcuno spazio a una vera opposizione. Tra questi vi è il Movimento civile democratico, che raggruppa otto partiti e decine di esponente politici, che insiste con la richiesta di boicottaggio nonostante le accuse di "sovversione" e quindi il rischio, per i propri leader, di finire in carcere per diversi anni.

L’unico altro candidato, Moussa Mostafa Moussa, esponente del partito Al Ghad (il Domani), non ha mai nascosto in passato il proprio appoggio alla leadership del generale Al Sisi. Anche se ora, pur in mancanza quasi totale di una campagna elettorale da parte sua (mancano i manifesti pure sulle vetrate della sede del suo comitato), respinge l’accusa di essere un candidato fantoccio. "Penso di avere delle possibilità di farcela, ma non so con quanti voti vincerò", ha detto di recente ai giornali.

Se nessuno dei due candidati dovesse ottenere la maggioranza assoluta si andrebbe al ballottaggio in programma dal 24 al 26 aprile. Ma è solo un'ipotesi di scuola, visto che è assai improbabile che Sisi non centri il risultato al primo turno.

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Commenti
Ritratto di Mario Galaverna

Mario Galaverna

Lun, 26/03/2018 - 12:45

Caspita, manco un fratello musulmano di vedute moderne e progressiste?