Il G7 non isola Putin: evitate nuove sanzioni. Divisioni sul futuro di Assad

Londra e Washington chiedono nuove sanzioni contro Putin. Ma prevale la linea di non isolamento della Russia. Scontro sulla Siria. La Francia: "Nessuna soluzione politica se resta Assad"

Il G7 non isola Putin: evitate nuove sanzioni. Divisioni sul futuro di Assad

A Lucca va in scena l'ennesima divisione del G7. Sono i falchi ad accendere uno scontro che non porta a nulla di buono. Alla vigilia del vertice era ventilata la possibilità di nuove sanzioni contro Bashar al Assad e i militari russi coinvolti nel conflitto in Siria. Inghilterra e Stati Uniti premevano per una soluzione in questa direzione. Alla fine, però, ha prevalso il buon senso. E si è evitato un nuovo braccio di ferro con Vladimir Putin. Contro il presidente siriano, invece, la posizione si sta facendo sempre più netta. Parigi e Washington guidano, infatti, la fronda di quelli che vogliono la cacciata di Assad.

L'avvio del dialogo con la Russia crea le premesse per chiudere una guerra commerciale che ha provocato una perdita complessiva stimata ormai in oltre 10 miliardi per il made in Italy in termini di esportazioni. Mentre a Lucca era in corso la riunione dei ministri degli Esteri del G7 il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è andato in missione a Mosca. Una mossa che di fatto aiuta a distendere i rapporti tra il Cremlino e Roma. Ma la strada è tutta in salita. Perché, e due anni e otto mesi dall'embargo totale deciso nei confronti di importanti prodotti agroalimentari in risposta alle sanzioni statunitensi ed europee, il G7 ha rinunciato (solo per un soffio) a comminare nuove sanzioni contro la Russia anche se ieri lo aveva chiesti a gran voce il ministro britannico Boris Johnson. A caldeggiarle erano stati anche gli Stati Uniti. "Questa - ha messo in chiaro oggi il titolare della Farnesina Angelino Alfano - non è una sede deliberante".

"La Russia non va isolata - ha annunciato Alfano in conferenza stampa - anzi nei limiti del possibile va coinvolta nel processo di transizione politica sulla Siria". Su questo punto, dopo una riunione allargata ai Paesi del Golfo e Turchia, il G7 la penserebbe "in modo significativamente unito". Anche perché la Russia risulta fondamentale nella lotta al fondamentalismo islamico e nella guerra al Califfato. "Ognuno ha espresso la propria opinione - ha tagliato corto il titolare della Farnesina - ma mi pare prevalente la linea di coinvolgimento della Russia, al fine di una concreta collaborazione che eviti un conflitto militare e avvii un processo politico". Il negoziato con la Russia resta complesso, ma la visita del segretario di Stato americano Rex Tillerson in Russia dimostra che qualcosa si sta muovendo.

Per la Siria resta la volontà di trovare una soluzione politica. Che per molti, però, passa dalla destituzione di Assad. "Dopo l'intervento americano si è aperta una finestra di opportunità per costruire una nuova condizione positiva per il processo politico in Siria, che riteniamo essere l'unica soluzione". Il futuro del presidente siriano resta un punto fortemente divisivo. Per Alfano questo aspetto fa parte di una "discussione molto più ampia e generale". "La posizione italiana - ha continuato - è sempre stata quella di lasciare ai siriani il compito di decidere quale debba essere il proprio destino". Per la Francia e gli Stati Uniti, però, con Assad al potere non può esserci alcuna soluzione politica. "Spero in una Siria senza Assad", ha detto senza mezzi termini Tillerson. Non solo. I Paesi del G7 diranno alla Russia di fermare questa "ipocrisia" in Siria e lavorare con altri Paesi per porre fine alla guerra civile.

Capitolo Libia. Il G7 ribadisce il "forte sostegno al Consiglio di presidenza e al governo di accordo nazionale, guidato dal primo ministro Fayez Al Serraj, quali legittime autorità esecutive, in linea con la risoluzione 2259 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite" e riaffermano la "forte opposizione a qualsiasi tentativo di minare il processo di stabilizzazione". Per il ministro Alfano c'è il "pieno consenso attorno ad un messaggio univoco da inviare alle parti in conflitto. E cioè che non ci può essere una soluzione militare ma anche che non si possono lasciare situazioni di vuoto che possano essere riempiti da altri".

I sette Grandi hanno infine parlato della minaccia di Pyongyang: "Il programma nucleare e balistico della Corea del Nord rappresenta una grave e crescente minaccia alla pace e
alla sicurezza internazionale e della regione e costituisce una palese violazione del regime di non proliferazione". I capi delle diplomazie del G7 "condannano nei termini più forti tutti i test
nucleari e il lancio di missili balistici condotti dalla Corea del Nord" in violazione degli obblighi imposti dalle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'Onu.

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