Sangue a Gerusalemme: Hamas lancia un'auto su 15 soldati israeliani

Il militari si trovavano in una zona molto frequentata della Città Santa quando, all'improvviso, sono stati travolti da una macchina, ritrovata poi in Cisgiordania. Hamas esulta

Sangue a Gerusalemme: Hamas lancia un'auto su 15 soldati israeliani

Una macchina avrebbe sterzato verso di loro, improvvisamente, e li avrebbe feriti tutti, uno in modo grave. È accaduto in queste ore a Gerusalemme, in Israele, dove 15 soldati israeliani della Brigata Golani sono rimasti feriti in un sospetto attacco terroristico nella capitale. In base alle prime ricostruzioni, cinque di loro sarebbero stati subito inviati al Centro medico Shaare Zadek, secondo una dichiarazione dell'istituto, Yosi Gutman. Il più grave del gruppo, un politraumatizzato, è stato operato d'urgenza subito dopo l'attacco.

La risposta di Netanyahu

"È solo una questione di tempo, cattureremo il terrorista", avrebbe dichiarato il primo ministro Benjamin Netanyahy, riferendosi al responsabile dell'attentato con l'auto di stanotte. "Noi non saremo sconfitti dal terrore, noi vinceremo", ha continuato il presidente, che ha augurato una rapida guarigione ai soldati rimasti feriti. Questa mattina, un altro poliziotto israeliano sarebbe rimasto ferito in un altro attacco condotto nella Città Vecchia, sempre a Gerusalemme, vicino al Monte del Tempio. A riportarlo è stato il portale israeliano di Ynet, secondo il quale l'agente sarebbe stato pugnalato.

Il bollettino delle ultime ore

In base alle ultime informazioni, un altro soldato israeliano sarebbe rimasto lievemente ferito in un attacco armato nei prssi della colonia di Dolev, in Cisgiordania. Secondo quanto riferito dai media locali, l'aggressore avrebbe sparato da un'auto e poi sarebbe scappato. L'episodio si aggiunge all'attacco di stanotte e al ferimento di un altro militare, colpito a una mano. Nelle ultime 24 ore sarebbero stati uccisi tre palestinesi dai soldati israeliani durante alcuni scontri in Cisgiordania (si tratta di un 17enne a Hebron, un 19enne e un poliziotto a Jenin).

La dinamica dell'attacco

In base a una prima ricostruzione, riferita dal Jerusalem Post, stanotte i militari stavano si trovavano nel centro della città al momento dell'attentato. Si ritiene che l'aggressore abbia visto il gruppo di soldati e abbia deliberatamente deviato verso di loro prima di fuggire con l'automobile. Secondo quanto riportato dal portavoce della polizia israeliana, Mickey Rosenfeld, nelle ultime ore sarebbe stata aperta un'indagine per atto terroristico. L'auto utilizzata è stata poi ritrovata nella cittò di Beit Jala, in Cisgiordania, a circa dieci chilometri a sud della Città Santa e a renderlo noto è stato il sito Ynet. Intanto, le autorità israeliane avrebbero identificato il responsabile di cui, però, non sono ancora state diffuse le generalità e avrebbero avviato le ricerche nei territori occupati.

Il luogo dell'attentato

Secondo quanto ricostruito nelle ultime ore, l'organizzazione di soccorso del Magen David ha detto di aver "curato ed evacuato" 14 persone al quartiere First Station, un centro di vita notturna e di intrattenimento nella Città Santa, a Gerusalemme Ovest (zona che, però, confina con la parte Est). In base a quanto dichiarato dalle forze dell'ordine locali, l'auto avrebbe colpito la folla intorno all'1.45 sul viale che confina con questa ex stazione ferroviaria ottomana, trasformata in un centro ricreativo con diversi locali, tra cui bar e ristoranti.

La rivendicazione di Hamas

Intanto, nelle ultime ore, il movimento islamico palestinese di Hamas avrebbe rivendicato l'azione, affermando che si tratta di una risposta al cosiddetto "Accordo del secolo" per il Medio Oriente, presentato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. "L'operazione condotta dalla resistenza nel centro di Gerusalemme occupata è una risposta tangibile del nostro popolo al piano di distruzine di Trump", avrebbe fatto sapere un portavoce di Hamas in una nota.

La tensione

Quella attuale è ritenuta una fase di acuta tensione tra Israele e Palestina, in seguito al lancio del piano per il Medio Oriente del presidente americano. I palestinesi, infatti, avrebbero respinto con forza il programma, che descrivono come palestinese pro-Israele, e sono scesi in piazza per protestare in Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est.