"Parliamone...", "Ora sono in palestra". La telefonata di Macron a Putin prima della guerra

Una conversazione telefonica di 9 minuti il 20 febbraio tra Macron e Putin svela l'atteggiamento derisorio dello Zar nei confronti dell'Occidente

"Parliamone...", "Ora sono in palestra". La telefonata di Macron a Putin prima della guerra

Emergono nuovi retroscena sulla guerra in Ucraina, che danno chiare indicazioni su quali fossero, fin dall'inizio, gli obiettivi di Vladimir Putin. Dalle trascrizioni delle trattative che si sono tenute a febbraio tra Emmanuel Macron e il presidente della federazione russa, si evince come i contatti tra i due siano stati molti intensi nei giorni subito prima dell'attacco all'Ucraina, ordinato da Putin durante la notte tra il 23 e il 24 febbraio.

Il presidente francese ha utilizzato tutti gli strumenti persuasivi in suo possesso per far desistere il suo omologo russo dall'invadere l'Ucraina, proponendogli anche di incontrare il presidente americano, Joe Biden. La risposta di Putin è quella che non ci si aspetta durante un colloquio diplomatico teso a evitare lo scoppio di un conflitto: "Per essere sincero, volevo andare a giocare a hockey; ti parlo dalla palestra, devo cominciare degli esercizi, ma prima chiamerò i miei consiglieri". Una risposta senz'altro spiazzante da parte del presidente della Federazione russa, che fa emergere i tratti freddi e distaccati del suo carattere e delinea anche il suo distacco da quello che ben sapeva potesse essere una tragedia umanitaria con centinaia di migliaia di innocenti morti e feriti.

Questo stralcio di conversazione fa parte di un documentario che la rete televisiva pubblica France 2 trasmetterà in esclusiva il prossimo giovedì. È solo un passaggio di una conversazione durata circa 9 minuti che si svolge il 20 febbraio, quando la Russia si preparava ad attaccare l'Ucraina. La discussione non è stata particolarmente distesa, stando a quanto si evince dalle trascrizioni.

Gli accordi di Minsk

I due capi di Stati si sono affrontati in modo piuttosto duro sugli accordi di Minsk, sui quali Putin ha accusato Macron e Sholz di avergli mentito in merito alle intenzioni del loro omologo ucraino: "Tu e il cancelliere Scholz mi avete detto che Zelensky era pronto a fare una mossa, che aveva preparato un disegno di legge per attuare gli accordi di Minsk. Tu e il cancelliere Scholz mi avete detto che Zelensky era pronto a fare una mossa, che aveva preparato un disegno di legge per attuare gli accordi di Minsk". Poi Putin ha rincarato la dose proprio contro Macron: "Hai detto che gli accordi di Minsk devono essere rivisti, cito, 'in modo che siano applicabili'".

Macron ha mantenuto la calma e ha negato di aver detto quelle parole, sottolineando di aver solo dichiarato che gli accordi di Minsk debbano essere applicati. Il discorso in quell'occasione si poi spostato sui separatisti filorussi, sui quali i due leader concordano di avere una visione completamente diversa della questione. "Ascolta Emmanuel, non capisco il tuo problema con i separatisti. Almeno hanno fatto tutto il necessario, su nostra insistenza, per aprire un dialogo costruttivo con le autorità ucraine", dice ancora Putin, riportando gli articoli di Minsk secondo una sua personale interpretazione, non concorde con quella reale e data da Macron in merito agli accordi con l'Ucraina. "Non so quale giurista saprà dirti che in un Paese sovrano i testi delle leggi sono proposti dai gruppi separatisti e non dalle autorità democraticamente elette", sottolinea Macron.

Dall'altra parte del telefono, Putin è stato fermo sulla sua posizione, accusando in più occasione il governo ucraino di Zelensky, "salito al potere con un colpo di Stato", di non aver dato seguito alle proposte dei separatisti fatte sulla base di quelle avanzate dalle autorità ucraine. In questo frangente i toni della conversazione sono stati concitati e molto aspri. Emmanuel Macron ha invitato Putin alla calma in quella che in quei giorni era una fortissima escalation diplomatica ma il presidente della Federazione russa l'aveva rassicurato dichiarando che i "piani", quindi le esercitazioni, sarebbero terminati quella sera stessa.

Un incontro a Ginevra

È a questo punto che, in modo molto malizioso, Emmanuel Macron ha invitato Vladimir Putin a un incontro con Joe Biden a Ginevra, esteso poi a tutti gli Stati europei, per discutere di Ucraina e Nato. Il presidente francese ha prima molto insistito chiedendo al suo omologo di confermare di essere d'accordo sulla linea di principio della necessità di una de-escalation per aprire un dialogo concreto sui temi sui quali il presidente della Federazione russa insisteva. Putin ha confermato in linea di principio di concordare con le soluzioni di Macron: era il 20 febbraio e tutti sanno quello che è accaduto solo 4 giorni dopo.

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