Putin ora muove la "Kammuna" per scoprire i misteri della "Moskva"

La Kammuna, entrata in servizio durante la Grande Guerra, avrà il compito di riportare in superficie le strumentazioni e i codici che non devono finire nelle mani dell'Occidente

Putin ora muove la "Kammuna" per scoprire i misteri della "Moskva"

Putin invia l’imbarcazione più antica sul pianeta per recuperare quanto resta della Moskva, il potente incrociatore affondato qualche giorno fa. La Kammuna, entrata in servizio già durante il primo conflitto mondiale, avrà lo scopo non solo di verificare quanto accaduto nelle acque del Mar Nero, ma anche recuperare quanto più possibile di una delle migliori navi della flotta di Mosca.

L’imbarcazione, costruita nel 1912, entrata in servizio nel 1915 col nome di Volkhov e pensata quindi all’epoca degli zar, ha uno scafo di circa cinquanta metri, molto simile a quello di un catamarano. Il nonno del mare, come l’ha denominata qualcuno, è dotato di un sottomarino AS 28 in grado di andare a circa mille metri di profondità, nonché di una gru per il soccorso e il recupero. Inizialmente questa nave era stata concepita per rifornire i primi sottomarini. Nella Grande Guerra passò alla ribalta sovietica proprio per averne riportato a galla diversi, così come si è distinta nella battaglia contro la Germania di Hitler. Protagonista anche nel famoso assedio di Leningrado. Soltanto dopo una lunga operazione di riammodernamento, avvenuta nel dopoguerra, è stata trasformata in un mezzo specializzato che interviene dopo gli affondamenti.

Non è detto neanche che agisca da sola. Nelle acque in cui i missili ucraini hanno colpito la Moskva c’è anche un’altra unità utilizzata per tale tipo di azione, così come ci sono corvette e altre unità a presidiare il perimetro in cui è avvenuto l’attacco. L’operazione per trarre in salvo codici e strumentazioni pur essendo fondamentale, però, non è tra le più semplici. Secondo le ricerche del sito Covert Shores, il relitto si troverebbe a circa cinquanta metri di profondità. Fondamentale per l’esercito di Putin, però, sarà far riemergere equipaggiamenti, segreti e informazioni che finiti nelle mani sbagliate potrebbero compromettere l’esito del conflitto.

Si cerca, intanto, di fare chiarezza rispetto a quelli che siano stati i danni dell’attacco di Kiev. Secondo l’ultimo bilancio di Mosca, fornito dall’agenzia Ria, ci sarebbe stato soltanto un morto. Le persone tratte in salvo, invece, sarebbero 396, mentre 27 i dispersi. Le fonti russe, comunque, non sembrano essere attendibili.

Secondo giornali non ufficiali, i militari che avrebbero perso la vita sarebbero stati una cinquantina. È in corso, pertanto, una vera e propria operazione verità per capire cosa sia accaduto a quelle latitudini.

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