Guerra in Ucraina

"Putin è pazzo". "Ammassiamo i cadaveri nei boschi": le intercettazioni choc dei soldati russi

Il New York Times ha pubblicato un articolo con presunte conversazioni intercettate di soldati russi impegnati nella guerra in Ucraina. Tanti i temi toccati: da quelli militari agli orrori del conflitto

"Putin è pazzo". "Ammassiamo i cadaveri nei boschi": le intercettazioni choc dei soldati russi

"Ci hanno dato l'ordine di uccidere tutti quelli che vediamo". "Putin è pazzo. Vuole prendere Kiev, ma non possiamo farlo". Queste sono soltanto alcune delle frasi presumibilmente pronunciate nei mesi scorsi dai soldati russi impegnati nella guerra in Ucraina, e diffuse dal New York Times. In un lungo articolo, il quotidiano statunitense ha riportato le conversazioni che vari militari avrebbero intrattenuto con i loro parenti in Russia. Tanti i temi toccati: da quelli militari, con il fallimento di alcune offensive, agli orrori del conflitto, con la cruda testimonianza di "civili morti dappertutto".

Le conversazioni dei soldati russi in Ucraina

Lo scorso marzo l'avanzata dell'esercito russo si è bloccata a poche decine di chilometri da Kiev. In quei giorni sembrava che Vladimir Putin volesse conquistare la capitale ucraina. Probabilmente, a causa di errori tattici e di una resistenza ucraina non presa in considerazione, il piano A di Mosca è evaporato come neve al sole. In ogni caso, le forze del Cremlino sono rimaste impantanate per la maggior parte del mese alla periferia di Kiev.

Qui, da trincee, rifugi e dalle case occupate nell'area intorno a Bucha, i soldati russi avrebbero disobbedito agli ordini dei loro superiori ed effettuato chiamate non autorizzate dai loro cellulari a mogli, fidanzate, amici e genitori, che in quel momento si trovavano in Russia, a centinaia di miglia dalla prima linea. Quelle conversazioni, insieme ad altre effettuate prima del 24 febbraio, sarebbero state intercettate dal governo ucraino. I giornalisti del NYT avrebbero verificato l'autenticità di queste chiamate incrociando i numeri di telefono russi con le app di messaggistica e i profili dei social media per identificare soldati e familiari.

Bugie, orrori, rabbia

Le chiamate, fatte da dozzine di combattenti russi, descrivono l'aria che si respirava all'interno dell'esercito di Mosca. Un esercito apparentemente allo sbando già poche settimane dopo l'inizio della campagna. I soldati descrivono una crisi morale e una mancanza di equipaggiamento. Affermano anche di essere stati presi in giro sulla missione e su altre coordinate della cosiddetta "operazione militare speciale". Tutto questo avrebbe contribuito a generare le molteplici battute d'arresto di Mosca.

Le frasi dei militari includono testimonianze e pure critiche pesanti rivolte all'indirizzo di Putin e dei loro comandanti. Tali osservazioni potrebbero teoricamente essere punite secondo la legge russa se espresse pubblicamente entro i confini della Federazione Russa. Più nello specifico, i soldati si lamentano di errori strategici e di una grave carenza di rifornimenti. Confessano di aver catturato e ucciso civili, e ammettono apertamente di aver saccheggiato case e aziende ucraine. Molti spiegano ai loro parenti di voler rescindere i loro contratti militari e confutano la propaganda trasmessa dai media russi con la cruda realtà della guerra che li circonda.

Giusto per fare un esempio, in una registrazione si può ascolta un soldato di nome Sergej confessare alla sua ragazza che il suo capitano ha ordinato l'esecuzione di tre uomini che stavano semplicemente passando nei paraggi. Sergey racconta poi a sua madre della "montagna di cadaveri" presenti nei boschi. "Ci sono cadaveri sdraiati lungo la strada. Civili dappertutto. È un casino", racconta invece un tale Nikita ad un amico. "Abbiamo saccheggiato tutto, ero ubriaco. Ho preso tutti i soldi. Lo stanno facendo tutti", ha aggiunto il soldato.

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