Sanzioni, Mosca blocca tutti i cibi da Ue e Usa

Medvedev: "Siamo costretti a reagire". Nel settore agroalimentare l'Italia esporta beni per 700 milioni di euro

 Sanzioni, Mosca blocca tutti i cibi da Ue e Usa

Vladimir Putin lancia la temuta controffensiva sulle sanzioni. Dopo le nuove restrizioni adottate a fine luglio dall'Unione europea e dagli Stati Uniti per colpire la Russia sul piano economico, lo "zar" del Cremlino passa al contrattacco e fa tremare l’Occidente con un decreto per "limitare o bloccare" per un anno le importazioni di prodotti agricoli e alimentari dai Paesi che hanno agito contro Mosca per la sua posizione nella crisi ucraina. "La via delle sanzioni è un vicolo cieco - ha detto il premier Dmitri Medvedev - ma la Russia è stata costretta a reagire".

Recentemente Mosca ha congelato o limitato le importazioni di diversi prodotti dai Paesi che la contrastano in Ucraina. E oggi è stata la volta dei capi di bestiame italiani giustificata da un'epidemia di "lingua blu" che starebbe colpendo ovini e caprini nel Lazio e in Campania. Non solo. Il governo russo avrebbe anche preparato una lunga lista dei beni di cui limitare le importazioni. Nella black list figurerebbero tutti i prodotti lattieri, frutta e verdura, pesce. Un secondo elenco, destinato a bando parziale, conterrebbe invece carne e prodotti derivati. I prodotti alcolici non sarebbero nel primo gruppo, ovvero in quello dello stop completo. In questo estenuante braccio di ferro a essere danneggiate sono soprattutto le aziende europee e italiane. Le esportazioni di prodotti agroalimentari italiani in Russia nonostante le tensioni sono aumentate ancora dell’1% nel primo quadrimestre del 2014 dopo che lo scorso anno avevano raggiunto la cifra record di 706 milioni di euro. Limitare o bloccare con decreto anche per un anno le importazioni rischia di essere un colpo durissimo per l'economia italiana. "Siamo potenzialmente pronti a introdurre misure protettive nella cantieristica navale, nell’automotive, nella costruzione aeronautica e in altri settori", ha annunciato Medvedev assicurando che il Cremlino ricorrerà a misure protezionistiche "in modo giudizioso".

Kiev e gli alleati occidentali accusano la Russia di armare e sostenere i miliziani separatisti. La tensione al confine è adesso tornata altissima. Con la Nato che dice di temere che con il pretesto di una missione umanitaria o di peacekeeping Mosca possa inviare le proprie truppe nell’Ucraina orientale, teatro da aprile di una sanguinosa guerra tra i soldati di Kiev e i miliziani separatisti in cui hanno già perso la vita più di 1.100 persone. Già martedì scorso un funzionario della Nato aveva denunciato che i soldati russi alle porte dell’Ucraina sarebbero aumentati nell’ultima settimana passando da 12 a 20mila. Mentre Kiev ne evoca molti di più, addirittura 45.000, con 160 presunti carri armati, 192 aerei e 134 elicotteri. Mosca smentisce con sarcasmo e accusa gli americani di essere "costretti a improvvisare in continuazione per dare credibilità alle loro dichiarazioni". Ma le esercitazioni militari con più di un centinaio di aerei lanciate lunedì nella Russia sud-occidentale non contribuiscono comunque a rassicurare.

Intanto a est continuano i combattimenti, con le truppe ucraine che sono all’offensiva e iniziano a stringere in una morsa l’importante città di Donetsk, roccaforte dei separatisti e capitale industriale dell’est, dove da ieri si spara nella periferia ovest, nei quartieri di Petrovski e Kirovski.

Le autorità locali denunciano anche un raid aereo che non avrebbe fatto vittime ma avrebbe lasciato un enorme cratere largo quattro metri e profondo uno e mezzo nella zona di via Secenov e danneggiato un gasdotto. Sono comunque almeno tre i civili rimasti uccisi nell’attacco alla città che - in tempo di pace - conta un milione di abitanti, mentre tra ieri e oggi hanno perso la vita almeno 18 soldati ucraini.

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