Siria, combattente italiano: “La morte di Al Baghdadi non è la fine dell’Isis”

Per Davide Grasso, italiano che ha combattuto in Siria con l’Ypg, è un fatto di giustizia aver colpito Al Baghdadi ma la sua morte non decreta la fine dell’Isis

Siria, combattente italiano: “La morte di Al Baghdadi non è la fine dell’Isis”

La morte dell’autoproclamato Califfo Al Baghdadi non segnerà una immediata sconfitta dello Stato islamico. Di questo ne è convinto Davide Grasso, uno dei giovani italiani che in questi anni hanno combattuto in Siria a fianco delle forze Ypg.

"Con l'uccisione di Al Baghdadi nella lotta contro lo Stato islamico non cambia nulla, il vero problema restano quelle decine di migliaia di prigionieri dell'Isis che sono detenuti in Siria senza alcun supporto internazionale, anzi con la Turchia che di fatto cerca di farli scappare", ha sottolineato Grasso parlando all'Adnkronos.

Secondo il volontario italiano, il Califfo aveva un ruolo simbolico perchè la leadership dell’Isis era condivisa tra diverse figure, alcune delle quali uccise, altre ancora vive o sostituite. L’uccisione di Al Baghdadi non significa, quindi, la fine dell'organizzazione terroristica che, di fatto, aveva creato uno Stato. Il gruppo delle sanguinarie bandiere nere si basa su una visione fortemente religiosa, con il Califfo che può essere sostituito senza troppi problemi.

Grasso, però, si dice soddisfatto per l’eliminazione fisica del misterioso leader dell’Isis. "E' chiaro che nonostante ogni spargimento di sangue sia un fatto drammatico, è un fatto di giustizia aver colpito Al Baghdadi tanto che le Ypg hanno detto che il loro contributo all'obiettivo lo dedicano a tutte le vittime dell'Isis, in primis alle donne yazide massacrate proprio per ordine di Al Baghdadi in Iraq nel 2014”.

Il giovane italiano invita a fare attenzione perché “non bisogna confondere la dipartita di un singolo individuo con un fenomeno globale che ha radici culturali, sociali e di massa e che quindi è molto più complesso". Ciò lo si può evincere, secondo Grasso, da quanto sta accadendo in questi giorni. Nonostante il cessate il fuoco si è continuato a combattere proprio “perché le milizie jihadiste e i turchi hanno continuato a bombardare sporadicamente i territori del Rojava, in Siria a cui le forze siriane democratiche hanno risposto".

Il combattente italiano afferma, infine, che anche le forze dell'esercito siriano che si sono dislocate lungo il confine turco “sono state immediatamente bombardate dai jihadisti e dalle milizie utilizzate dalla Turchia per l'invasione, quindi il compito della Russia non sarà sicuramente facile nella mediazione sostituendo le posizioni che avevano gli Stati Uniti prima del ritiro".