"Usa la teoria del pazzo": l'ipotesi degli 007 su Putin

Ecco perché Vladimir Putin potrebbe aver dato vita a una messa in scena per confondere l'Occidente

"Usa la teoria del pazzo": l'ipotesi degli 007 Usa su Putin

L'invasione in Ucraina, le minacce all'Unione europea, lo spettro di una rappresaglia nucleare. Per alcuni Vladimir Putin avrebbe perso il senno, vivrebbe in un mondo tutto suo e sarebbe pronto a ogni amenità pur di realizzare un piano non meglio specificato. Per altri starebbe addirittura scontando gli effetti collaterali del Long Covid. Ma c'è anche chi offre una chiave di lettura completamente diversa.

La strategia di Nixon

Le principali agenzie di intelligence statunitensi sono al lavoro per capire che cosa si nasconde nella mente di Putin. Un lavoraccio, visto che già in una situazione di quiete era pressoché impossibile prevedere con la massima certezza le mosse del presidente russo; figuriarsi adesso, nel bel mezzo di una guerra in corso. Eppure non mancano opinioni interessanti. Come quella secondo la quale il capo del Cremlino non starebbe nient'altro che attuando la cosiddetta "teoria del pazzo". La stessa strategia praticata, a suo tempo, anche dal presidente americano Richard Nixon.

L'assunto base è semplice: Putin ha scelto il pugno duro superando ogni linea rossa, tanto verbale quanto militare. I ragionamenti possibili per giustificare un comportamento del genere sono due: bluff oppure irrazionalità. Se la seconda ipotesi è stata per il momento congelata, la prima pista è quella che sta interessando gli 007 di Washington. Non è da escludere, infatti, che Putin non sia affatto impazzito ma che, al contrario, abbia dato vita a una messa in scena per confondere l'Occidente. In tal caso, saremmo di fronte a un fine stratega; ad un amante del rischio, certo, ma pur sempre dotato di una cinica abilità.

Che cos'è la teoria del pazzo

Abbiamo citato la teoria del pazzo. Per capire di che cosa si tratta dobbiamo riavvolgere il nastro e tornare ai tempi della guerra del Vietnam, ai tempi della presidenza Nixon (1969-1974). L'allora inquilino della Casa Bianca coniò il termine "Madman Theory" per spiegare la propria politica estera. In realtà, più che una teoria, questa può essere considerata una strategia basata su elementi di deterrenza. Facile spiegare il perché.

Lo scopo di questa strategia, all'epoca, era quella di intimidire il nemico comunista facendogli capire che gli Stati Uniti avrebbero potuto colpirlo con una violenza inaudita dando fondo a reazioni irrazionali. Proprio come quelle di un pazzo, dal quale non a caso prende il nome la teoria. In altre parole, Nixon voleva far credere che, essendo un fervente anticomunista, avrebbe potuto attaccare il territorio rivale impiegando ogni arma, anche a costo di provocare danni irrimediabili e danneggiare gli interessi del suo stesso Paese. Di fronte a una posizione del genere i nemici "rossi" avrebbero evitato di provocare gli Stati Uniti.

Difficile confermare o smentire questa ipotesi. Sappiamo però che, nell'ambito delle relazioni internazionali, molti leader politici potrebbero essersi affidati alla "teoria del pazzo", anche in epoche recenti. Basta guardare alla Corea del Nord di Kim Jong Un. Sono anni che il presidente nordcoreano sventola la bandiera delle armi nucleari senza tuttavia azzardarsi ad andare oltre. Che anche Putin abbia scelto di attuare questa strategia?

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