La prima truffa della Volkswagen negli anni '30

Alla fine degli anni '30 la casa promise un milione di auto ai cittadini tedeschi in cambio di 5 marchi alla settimana, ma quelle auto non arrivarono mai

La prima truffa della Volkswagen negli anni '30

La Volkswagen iniziò la sua storia industriale con una truffa. Era il 1938 e l'azienda, nata per volere dello stesso Adolf Hitler, mirava a diventare il primo produttore di auto per il popolo. Così venne lanciata una vasta opera di propaganda per portare un auto in casa di ogni famiglia tedesca. Il piano era semplice e accompagnato da un marketing efficacie: "Auto nuove per le nuove autostrade, così un'intera famiglia sarà in grado di viaggiare a 100 chilometri all'ora". Dal 1935 al 1940 la rete autostradale passò da 108 a 3736 km.

All'epoca il rapporto auto - cittadini, era di 1 vettura ogni 50 persone e l'obiettivo venne fissato in un milione di vetture. L'auto, l'antesignana del Maggiolino, sarebbe costata 990 marchi e per agevolare le famiglie sarebbe stata venduta a rate. Il piano era semplice, le famiglie avrebbero versato 5 marchi a settimana e la vettura sarebbe stata loro. Ogni settimana un funzionario della casa attaccava un bollino in un libretto che una volta completo dava diritto alla macchina. All'appello risposero oltre 337mila tedeschi per un totale di 268 milioni di marchi. Ma quelle auto non arrivarono mai.

L'anno dopo la Germania invase la Polonia e gli stabilimenti Volkswagen vennero riconvertiti. Invece che produrre i modelli per le famiglie, dalle fabbriche uscirono i mezzi militari della Wehrmacht fino alla fine della guerra. Al termine del conflitto alle maglie rimasero solo libretti pieni di bollini.

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